La dolce scioglievolezza di un baby sorriso.

lana

Non sono una di quelle che hanno il senso materno inside, che da piccole giocavano con le bambole o che immaginano la fisionomia di un bebè con ognuno dei fidanzati.

La prima volta che ho preso in braccio un baby- essere-umano ero molto più che maggiorenne.
Mi sono sempre sentita impacciata, inappropriata. Io ‘sti bambini non li ho mai capiti. 
Persino quelli che per DNA c’hanno qualcosa in comune con me. Alla mia cuginetta, che adesso ha 16 anni, le ho rivolto per la prima volta la parola a Natale 2011.

Dai, non sono Crudelia Demon. È solo timidezza, inesperienza e ansia da prestazione: un mix micidiale che ti rende agli occhi di molti un simil-Erode.

babyMa poi… succede che quasi due anni fa una tua amica resta incinta.
Una di quelle amiche che conosci perché ci uscivi in coppia, con il tuo fidanzato del tempo (e che ora è una tra le amiche più care che hai).
Vivi questa pancia che cresce giorno per giorno. Inizi a parlare di argomenti anomali (epidurali, voglie, translucenze,…), vedi un uomo – suo marito, di cui tutto credevi tranne che si sarebbe sposato e diventato padre – emozionarsi ed essere premuroso.
Vivi una coppia che cresce, anzi… una famiglia che inizia a prendere forma nella sua essenza più vera.

Quando inizia il countdown della nascita sei tra i primi ad arrivare in ospedale e la vedi lì… Un mostricciattolo dolcissimo che da quel preciso istante ti ruberà il cuore.
La guardi piccola tra le braccia della sua mamma, minuscola e indifesa.

Poi arriva il momento “tienila in braccio, non morde”.

Come non morde? E se cade? E se la frantumo? No, no. Non sono capace.

Plof. Quel momento lo ricorderò credo per sempre. Lei lì che mi guarda e io assolutamente bloccata.

Da quel momento ad oggi sono passati 21 mesi.

Mi riconosce, mi chiama zia, disegnamo insieme e cantiamo le canzoncine stupide.
Vuole che mi sieda vicino a lei e che la tenga per mano quando cammina.
Il dolce sa che lo mangia sul braccio di zia: “zia-braccio-torta”.
Adora fare le scale perché già sa che a quella pigrona della zia fa bene fare step.

Tutto avrei pensato tranne di riuscire ad emozionarmi così tanto ogni volta che la vedo, che noto che ha imparato una cosa nuova, che ha delle preferenze sullo smalto e adora le mie borse e le mie scarpe.

Sono contenta persino di averle insegnato a dire “cacca“, con immensa gioia dei suoi genitori.

Tutto questo perché oggi sono 21 mesi. E quante cose sono cambiate da quel freddo giorno di febbraio e quante ancora dovranno succedere.

L’unica costante? Un dolcissimo sorriso per la zia.

giselle

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