Il comune denominatore in amore esiste?

C’hanno fatto un mazzo tanto su ‘sto comune denominatore, facendoci sudare sul minimo comune multiplo e il massimo comune divisore, che ad un certo punto ci si chiede se le regole della matematica possano essere applicate all’amore.
D’altra parte, si applicano leggi della fisica – gli opposti si attraggono – e della meccanica – vincoli e attrito – per cui credo sia plausibile almeno considerare l’idea che anche in amore esista un comune denominatore (interpretando l’amore come un’equazione frazionaria).

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Teorema: il comune denominatore esiste in amore.
Ipotesi: scegliamo sempre persone simili tra loro come amori della nostra vita. Ci sono uomini fissati con le bionde tettone, donne che si fidanzano solo con commercialisti pelati, etc.,… Generalizzo per farvi capire a grandi linee cosa intendo.
Tesi: c’è un fil ruoge, un comune denominatore appunto, nelle persone che scegliamo nella nostra vita.
Dimostrazione per induzione: quante volte ci ritroviamo dal parrucchiere e sentiamo dire dalle due nostre vicine di poltrona ‘se li sceglie tutti uguali’. Oppure andiamo dall’estetista e le confessiamo: ‘mi innamoro solo di stronzi egoisti’.
Dimostrazione per assurdo: sotto-sotto, anche se il colore dei capelli è diverso, la taglia di reggiseno è inversamente proporzionale oppure uno è filosofo e l’altro è fisico nucleare qualcosa che accomuna tutti gli amori della nostra vita c’è.
Dimostrazione costruttiva: magari è la erre moscia… Per qualcuno è irresistibile. Il numero di scarpe, l’anno di nascita, la pizza preferita…. Qualcosa che accomuna c’è… Anche se all’apparenza non sembra.
NDR: la pizza preferita è anche un fattore discriminante di scelta in amore, mi sembra ne abbia parlato Darwin.
CVD la matematica vince anche in amore, il comune denominatore esiste.

In caso di assioma, leggere con cautela – La verità ad ogni modo, dal mio punto di vista, è che come si può smentire che gli opposti si attraggono, affermando ad esempio che chi somiglia si piglia, così si può tranquillamente sostenere che non sempre c’è un fattore che accomuna tutti gli ex.
Basta pensare a quante volte abbiamo affermato o sentito dire ‘la nuova fidanzata del tuo ex è il tuo esatto opposto’.

Partendo da questo presupposto ho zennato (dal verbo ‘to zen’) pensando alla mia personale esperienza, ed io per prima posso dire che (… dopo potrei smentirmi) che non c’è nulla che accomuna gli uomini della mia vita.
Per uomini non intendo solo fidanzati, ma ci aggiungo anche maschi alfa per cui ho perso la testa, ci inserisco anche gli amori platonici o mai ricambiati (tra i mai ricambiati ci sono alcuni consumati… L’insiemistica è davvero complessa).
Ebbene, annovero differenti esemplari, fisicamente tutti differenti, nonostante io abbia sempre pensato di amare solo biondini dagli occhi azzurri.
Anche caratterialmente nessuno assomiglia all’altro: c’è stato il bello e impossibile (ah, il primo amore…), lo scemo del villaggio (potevo risparmiarmelo), il ragazzo triste, il confuso seriale (o fedifrago without rimorsi), robin hood (paladino della giustizia).
Questa solo una veloce carrellata.

La verità è che il comune denominatore in tutto questo sono stata io.
Storie diverse, sentimenti imparagonabili, esperienze contrastanti.
La costante sono sempre stata io.
E gli amori, le infatuazioni o i compagni di viaggio sono sempre stati funzionali al mio ‘stato’ in quel momento. Funzioni di una fase di vita.
Scegliamo inconsciamente ed involontariamente persone che crediamo ci completino oppure che riteniamo siano a noi affini, a seconda dei casi, delle fasi. Ciò che conta è il risultato, quello che otteniamo come arricchimento in noi dall’esperienza.
Anche se il lieto fine è una cosa di nicchia e per pochi… Si sa che si cresce più con la sofferenza e gli errori che non con la gioia e la spensieratezza.

Tanti traguardi non li avremmo raggiunti da soli, in realtà sì, ma magari con più difficoltà.
Spesso le persone che scegliamo al nostro fianco sono il riflesso di come stiamo, o di come vorremmo essere… Dipende.
La maggior parte delle volte lo capiamo dopo. Quando andiamo a chiederci ‘perché stavo con lui? Cosa amavo di lui?’.

Non è giusto dire nemmeno ‘il comun denominatore tra tutti gli uomini della mia vita è che non mi hanno mai amata’.
Non è vero… Ognuno è responsabile del proprio amore, come possiamo giudicare l’amore degli altri se a malapena riconosciamo il nostro?

Morale della favola – Non scervelliamoci cercando di capire legami, teorie, motivazioni solo per non affrontare la realtà: siamo noi il comune denominatore delle nostre scelte, comune denominatore incrementale, in costante evoluzione.

Come volevasi dimostrare.

Credits: avevo 6 in matematica… Grazie alla mia Prof. (vede? Certe cose le ricordo ancora è soprattutto sono utili nella vita) e a Wikipedia.

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