L’appuntamento (ci riproviamo)

 

È bizzarra questa storia.

Quasi un anno fa salgo sul treno che mi porta da una delle mie più care amiche. Quelle amiche con la A maiuscola, quelle compagne di viaggio che incontri per caso lungo il tuo cammino e di cui poi non puoi più fare a meno. Amicizie mature, profonde. Sorelle di anima.

Decidiamo di meritarci una tazza di cioccolata calda per continuare le nostre chiacchere, che ormai proseguivano da ore, immerse in questa città magica che mi ha rubato il cuore dopo solo un pomeriggio di passeggiate (Ah, il Palladio).
E proprio lì, immerse nei racconti di vita l’una dell’altra, appare lui. E guarda un po’ il destino vuole che il ragazzo dal bel sedere sia un amico della mia cara amica. Andiamo di presentazioni.
Sarà stato il treno che dovevo prendere da lì ad un’ora, l’emozione di una bellissima giornata trascorsa assieme ad un pezzo del mio cuore, sta di fatto che l’ora passata piacevolmente a chiaccherare con l’Architetto Stranamore è stata incredibilmente coinvolgente.

Capita raramente di trovarsi in sintonia con un estraneo, di parlare di tutto e di niente ma continuare a trovare uno spunto ed un altro ancora per rendere sempre più fitta la conversazione.
Salgo su quel treno che mi riporta verso casa, ma la mia testa è ferma ancora là.

Dell’Architetto Stranamore non si è più saputo niente per mesi, nonostante tutte le buone parole e le ottime recensioni sul suo conto.
Fino alla fine di quest’estate… Quando ormai era stato archiviato sotto la “s” (non di Stranamore,  ma di Stronzo).
Scrive, chiama, insiste, scrive, chiama, si presenta nei posti dove crede di potermi incontrare, insiste, insiste, insiste.
Nonostante tutto, nonostante l’amarezza di un’entusiasmo iniziale sfumato, decido di cedere e di fargli fare 200 km per un aperitivo con me (io li valgo 200 km, e l’ho capito a mie spese… ma questa è un’altra storia).
Si presenta all’appuntamento in anticipo, sotto una pioggia infernale, con 38 e mezzo di febbre, in un giorno di settembre. Io mi presento in ritardo, svogliata, senza aspettative e fissando l’orologio.

Ecco. Davanti a me un uomo bello, interessante, intelligente, ironico, con cui scopro di avere tante, troppe cose e passioni in comune. Avete presente quando descrivete come deve essere l’uomo della vostra vita? Ecco io cel l’avevo davanti a me ma volevo solo scappare.
Parla di essere stato colpito da me sin dal primo istante. Alla mia domanda: “Scusa, ma perché sei sparito se ti avevo così colpito?” risponde da manuale “Non ero pronto per una ragazza come te”.
Prima di andare a casa vuole che lo accompagni in libreria e mi regala un libro, aggiungendoci una dedica che mi lascia il sorriso.
Tutta la sera l’ho ripreso ad ogni suo complimento dicendo che doveva smetterla, che era esagerato, che non ero come credeva, che non mi conosceva e non aveva idea di tutti i miei difetti.

Tutta la vita cerchi qualcuno che ti veda speciale, che ti riconosca tra mille e poi quando potrebbe essere lui ti incazzi pure e gli dai dell’esagerato. C’est moi.

Torna a casa. Torno a casa. Non riesco a non capire cosa sia cambiato in me da quel giorno in cui ci siamo visti per la prima volta (quando mi piaceva da matti), perché ora invece non sopporto i suoi complimenti, perché quell’agitazione in me.

Arrivano dei fiori al lavoro, due giorni dopo, per me. Li guardo basita.
Il binomio fiori-uomo lo trovo stupendo, l’ho sempre desiderato e mai avuto.

Il punto è che, in generale, non ho mai avuto un uomo al mio fianco che mi guardasse e che restasse senza parole. Che mi dedicasse un libro, che mi regalasse dei fiori. Che mi credesse speciale, una su un milione.
E io ora cosa faccio? Scappo.

Perché è più facile inseguire, credere nel fottuto potenziale di un uomo che non ce la farà mai nella vita indipendentemente dalla tua buona volontà. È più avvincente amare un ideale che arrendersi al fatto che si può piacere tanto a qualcuno per quello che si è, semplicemente.

Forse non ero pronta in quel giorno di settembre. Forse c’erano ferite che anche se millantavo di aver brillantemente digerito, non avevo nemmeno minimamente superato.
Bisogna darsi tempo, darsi una possibilità.
E bisogna dare una possibilità di essere amati.

L’Architetto Stranamore non ha mai smesso di insistere, nonostante io gli abbia detto a chiare lettere che non era il momento e che non sopportavo la sua “lecchinaggine” (sì, sono stata brutale).

Sabato lo porto al mare. Vuole vedere il mare.

Gli diamo un’altra possibilità.

To be continued.

falling

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