Ascolta quello che ho qui dentro

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Doveva essere sabato il giorno.
Il giorno in cui cercavo di passare del tempo con un uomo che ha davvero voglia di investire il suo tempo prezioso, quanto il mio, con me.
Non ce l’ho fatta. Gli ho detto che non riuscivo a venire all’appuntamento.
E lui ha rincarato il senso di colpa:

“Sai, mi piacerebbe tanto sentirti ogni tanto. Mi piacerebbe fare due chiacchiere con te, sentire come va, che progetti hai. Così, per conoscerti di più. Ci tengo a te!… Bello è stato un anno fa quando ti ho incrociata. Da lì, ti sembrerà assurdo, ma a me no, mi sei entrata dentro. Quindi se lo vuoi, con tutta la calma di questo mondo, sai come trovarmi.”

Aspetti tutta la vita un uomo così, bello e intelligente, ironico e curioso, protettivo e rispettoso e poi… Quando forse c’è l’hai di fronte inizia il blackout.

Nella mia testa tutta questa mia resistenza nei confronti dell’Architetto Stranamore non è spiegabile. Non credo che il punto sia che la scintilla non è scattata. No, la scintilla è scattata un anno fa quando ci hanno presentati. Lo giuro.
Ritengo assurdo il mio comportamento se lo confronto con quante volte sono stata azzardata, irresponsabile, istintiva in amore.

A volte credo davvero che non siamo fatti per la felicità. Meglio il dramma, l’insicurezza, l’insoddisfazione. Meglio lamentarsi e farsi compatire che ammettere che c’è l’abbiamo fatta. Sì, perché una volta che hai raggiunto un obiettivo te ne poni sempre un altro. E quando hai trovato quello che cercaci, che fai?

Fingo di non avere tempo e voglia per impegnarmi in unica storia d’amore con una persona. Una persona che può darmi qualcosa, per la prima volta. ‘Ho già abbastanza fastidi in questo periodo, non c’è la faccio a star dietro anche ad un uomo’. Ma lui non ha bisogno di me. Lo so da sola che lui non è il classico uomo da potenziale.
Perché per ora io sono sempre stata donna da uomini con potenziale, un potenziale che vedevo solo io.
Ora che potrei confrontarmi con qualcuno parlando la stessa lingua, scappo.
Scappo e la mia mente torna indietro e fa riemergere emozioni malsane provate in passato: l’ansia di non sapere cosa stava facendo, la tachicardia prima di vederlo, la consapevolezza rifiutata di non essere l’unica. Riemergono ricordi di un passato sofferente. Riemergono sotto forma di nostalgia, ed è patetico. Patetico provare nostalgia per qualcosa che ci ha fatto soffrire.
Tra lo stare bene e il soffrire, involontariamente scegliamo lo stare male, o comunque evitiamo lo stare bene.

Nessuno dice che l’Architetto Stranamore è l’uomo della mia vita.
Ma il mio sesto senso dice che avrei bisogno accanto di una persona così, in grado di farmi stare bene. Certe cose le senti.

Le senti ma alzi il volume nelle cuffie.

Il fatto che non riesca ad andarci a bere nemmeno un aperitivo la dice lunga.
Lunga in confronto a quando mi sono presentata a casa di uno sconosciuto all’insaputa del mondo, con tutte le peggiori intenzioni del caso.

Dovrò rispondere a quel messaggio.

Dovrò affrontare il mostro alla fine del livello.

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