I miei primi 30 anni (prologo)

Riccio: “Non sei una donna che impara, al massimo dimentichi”.
Marina: “Mi disprezzi, vero?”
Riccio: “… ti compiango”

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Diciamoci la verità, ho affrontato questo evento dei #dirty30 con l’entusiasmo di una sedicenne a cui MTV ha appena detto che è stata scelta per una puntata di Sweet Sixteen.

Ci sono stati i festeggiamenti stile “una volta nella vita” prolungati per 20 giorni, della serie “le cose o le fai bene o proprio non farle”.
E alla fine è andata proprio come doveva andare, anche gli imprevisti si sono intrecciati in maniera perfetta alla trama tanto attesa quanto tesa.
Tutto quello che potevo desiderare si è avverato, il che mi fa riflettere e fa partire nella mia testa una canzone di Jovanotti di quelle che ti mettono a fine serata nei locali di periferia.

Se il tutto è stato un successo è merito dell’amore.
Come sono zen.

Ma è vero, la legge che ha fatto funzionare tutto quanto è l’amore delle persone di cui ho deciso di circondarmi per i festeggiamenti vittoriani del mio trentesimo compleanno.

E neanche a farlo apposta, ti accorgi in un attimo che l’amore e le persone che ti fanno vibrare e sorridere a volte possono essere le più assurde.
Nella mia lista personale, annovero diversi elementi assai paradossali, di quei personaggi che alla fine del film diresti “il karma ci vede proprio bene”.
Tutto questo sempre in risposta al fatto che non bisognerebbe mai farsi tante domande sul perchè delle cose, compresi i dispiaceri e i fallimenti, perchè tutto ha un senso.

La mia psicanalista zittella e invidiosa, davanti ai racconti di questo incessante festeggiare, avrebbe sicuramente affermato con sicurezza che questa mia scelta è stata solo un modo come un altro per non voler affrontare il fatto che ho 30 anni, delle responsabilità da gestire e un mucchio di aspettative da non deludere. Insomma, che ho paura di essere diventata grande.

Quello che garbatamente posso dire è che sono assolutamente consapevole della montagna di responsabilità che ti si sfracellano sulle spalle allo scoccare della mezzanotte dei tuoi 30 anni.
Sembra infatti che, finita sta storia dei venti, improvvisamente ti devi sistemare con il lavoro, ti devi sistemare con un uomo, ti devi sistemare in una casa tua, ti devi sistemare i capelli e pure l’armadio.

Insomma è tutto un aggiustare.

C’è da dire che tutto si può sistemare, se lo intendiamo come migliorare, ma che serenamente non vedo niente di rotto da aggiustare nella mia vita da neonata trentenne.

Ho passato l’ultimo anno nel dramma delle aspettative, le mie, deluse.
Perché, come tante di noi, c’era un’immagine di me nella mia mente che mi ritraeva in questo punto della mia vita.

Ma tante cose dovevano succedere, tante le lezioni che dovevano essere digerite, al punto che non solo quell’‘immagine si è sbiadita, ma proprio non la trovo più nemmeno in soffitta.

Il mio brindisi con le Ragazze è stato testualmente “Grazie, perchè in questo preciso istante, se non avessi fatto le scelte che ho fatto, probabilmente sarei una mamma single piena di rimpianti”.
E la cosa da cui mi sono salvata non è l’essere madre – che anzi, detto tra noi, nel mio caso la trovo quasi un miraggio ma bellissimo – ma la possibilità di aver potuto essere  ora (per mancanza di coraggio e coerenza) qualcuno in cui non mi sarei mai profondamente ritrovata e riconosciuta.

Perché per tutti c’è un tempo in cui ti vergogni di come sei, di cosa vuoi e di cosa desideri e ti nascondi dietro gli altri, indossi maschere e sposi stereotipi, per la paura che qualcuno intraveda che sei diversa.

In realtà nella diversità si celano gli esseri più speciali, quindi perchè avere paura di essere se stessi, di ammettere di essere unici e speciali?

Mamma mia quanta saggezza in questi 30 anni.

Solo una nota per i posteri che dovranno affrontare i loro 30, ricordatevi di uscire dai locali prima che si accendano le luci, perchè non è più tempo.

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