Soft skills – Vademecum per maschi Vol. 5

L’altro giorno, camminando per le strade della Metropoli con un’amica, mi sono imbattuta nelle natiche perfette di un figlio del Canova.
Quando si dice che l’ispirazione arriva quando meno te lo aspetti – e che la nostra mente è bizzarra in quanto ad associazioni di idee – è proprio vero.

Il collegamento tra uno sguardo fugace a un paio di glutei marmorei e una riflessione sul concetto di “perfezione” è un attimo. Perfezione e proporzioni, argomento attuale se vogliamo.
Attuale e altrettanto volubile, a seconda della nostra cultura e dell’epoca in cui viviamo.
C’erano le rotondette del Botticelli, le morbide alla Marilyn, le secche come la Kate Moss, fino alle fitness maniac stile la Iza Goulard.
Non risparmiamo i maschi, ovvio.
Dal metrosexual dei fantastici anni ’90 (capostipite fu il bel David) ai barboni con i risvoltini che popolano le nostre vite oggi. Quindi, cari maschi, anche voi siete vittime dell’evoluzione del look.
E questa cosa va bene, puzzate di meno e siete un po’ più attenti negli accostamenti dei colori.
Non trattiamo in questa sede le esagerazioni, magari approfondiremo in un post a parte.
Quindi non citiamo slip-vedo-troppo al mare, ciuffi vanesi che richiedono ore di styling e collezioni di pochette che nemmeno Moira Orfei c’ha tutti quei colori nell’armadio.

Al di la dei gusti della moda – durevoli quanto una banana nel frigo – di sicuro è evidente che per noi donne è difficile descrivere il proprio uomo ideale.

Sia (per l’appunto) perché non fai in tempo ad innamorarti di Brad Pitt in versione Meet Joe Black che subito dopo ti esce Johnny Depp ne Il Pirata dei Caraibi.
Allo stesso modo – e qui ci avviciniamo al punto del post – quando siamo giovani ragazze adolescenti, descrivere il nostro uomo ideale ci viene comunque facile (“…biondo, occhi azzurri, simpatico, romantico“).
Ora, trentenni circondate da hipster, trovare una definizione del nostro Principe Azzurro è una mission impossible.

Fermi maschi.
La frase patetica che solitamente sciovinate a questo punto del ragionamento non vi è assolutamente concessa in questa sede.

Cioè, affermare che più invecchiamo più diventiamo “zitelle, gattare, fighe di legno e selettive” non vi è concesso. Prima regola del vademecum volume 5.

Siamo così abituate a sentirvele dire queste tiritere che ormai abbiamo quasi finito per crederci pure noi.

Ascolto quotidianamente amiche iniziare i loro discorsi con “… Ormai sono anni che sono da sola… Sono diventata esigente… Non mi accontento più.“.
Colpa vostra. Ci avete fatto il lavaggio del cervello.
E noi – esseri perfetti e fin troppo buoni quali siamo – a volte abbiamo finito per credervi e darvi ragione. Invece no.
E’ solo uno dei vostri soliti ragionamenti mononeuronici.

Chiedere ad una donna (sì, ad una di quelle che voi definite gattare) come descriverebbe il suo uomo ideale, in realtà è un’impresa molto, molto più semplice.
Così semplice che diventa complessa. Tutto qua.
Una donna, con l’esperienza, in realtà non diventa più esigente.
Sa solo esattamente cosa vuole.
Va al di là del colore dei capelli, della statura, del conto in banca (NB. ci sono poi, ovviamente, delle eccezioni che rovinano la media su certi punti, ma vabbè).

Una donna riesce a descrivere l’uomo ideale attraverso poche parole, pochi parametri, poche pretese.
Quello che chiediamo è solo la dotazione di base.
Soft skills.

Sappiamo come siete, conosciamo il vostro sistema di pensiero che non si può nemmeno definire “binario”. Ci suona il timer allo scoccare dei vostri 40 anni, quando perdete la testa e vi mettete a fare triathlon.
Ho fatto l’esempio dei 40, ma ci sono fasi anche a 30, 35 e 50 (noi donne ne abbiamo molte meno).
Siamo così evolute e maschioproof che gestiamo tutti i vostri scompensi, compresi i difetti.
Sopportiamo alla perfezione tutte le vostre inutilità e fissazioni, compensiamo le vostre mancanze.
Gestiamo le vostre incompetenze.
E voi ci definite esigenti?
E noi come dovremmo definirvi quando vi osserviamo gettare fango sul genere femminile mentre vi accoppiate con esemplari che per fortuna almeno respirano ma che per il resto sono enorme fonte di frustrazione (per il restante mondo femminile)?

Un fattore accomuna spesso voi maschi: il vostro perenne bisogno di sentirvi superiori alla donna che avete al vostro fianco. Che è genetico, sia chiaro.
Genetico almeno quanto la nostra necessità di essere accudite da un maschio.
Però spesso questo vostro bisogno ancestrale finisce con il farvi perdere in autostima e scegliere stupide donnette e lasciarle appendere alle vostre braccia.
Il punto è che oggi come oggi, noi donne siamo project manager dalla nascita, voi a mala pena riuscite ad esserlo su un biglietto da visita.
Questo fa sì che anche eccellenti esemplari di maschio assolutamente rispettabili (uomini che in ad una descrizione obiettiva risulterebbero: piacenti, intelligenti, ambiziosi, brillanti) debbano essere poi categorizzati come “fake” a causa delle scelte che fanno in “amore”.
E’ questo è un peccato. E basta davvero poco sale in zucca per capire che una donna intelligente al vostro fianco non può essere un vostro competitor ma solamente un benefit che potete sfruttare a vostro vantaggio per migliorarvi ancora di più.

Personalmente non sono una che disprezza l’universo maschile, anzi.
Vorrei che dalle mie parole emergesse uno stimolo, non un’accusa.
Io sono una di quelle zitelle esigenti che non la da a nessuno perché non si accontenta.
E lo ammetto con orgoglio, perché quando un uomo mi definisce così, in realtà io non devo fare nemmeno la fatica di uscirci a cena.

Sono semplicemente una donna che sa cosa vuole nella vita, in senso vero.
So che voglio essere felice, che per farlo mi godo le piccole cose che mi rendono tale.
Ho i miei interessi, che mi occupano del tempo ma mi rendono una persona migliore.
Lavoro molto. Con dedizione, ambizione e passione. A volte addirittura troppo. Ma anche questo mi da molte soddisfazioni, per me importanti e chissenefrega se non sono altrettanto importanti per altri.
Capite allora maschi che più di un terzo di voi a questo punto ha già girato i tacchi?
Perché è difficile avere a che fare con qualcuno che non ha voglia di dipendere da voi, che non ha interessi nello starvi attaccata come una cozza, che non vi aspetterà a casa con il grembiule a quadri e una carrot cake nel forno.
Non si tratta di egoismo, non si tratta di avere ognuno i propri spazi e la propria vita.
Perché anche questa è una forma di relazione scappatoia al pari di quella accennata sopra (con quelle “donne” che a malapena respirano).

Quello che oggi il mercato non offre, sono uomini con soft skills.
Non li scovano gli head hunter, figuriamoci allora quanto è complesso.

Non basta essere intelligenti, ambiziosi, affermati professionisti e brillanti.
L’ironia, la simpatia e la cultura non bastano.
Non bastano, non perché siamo esigenti noi donne… Non bastano perché dovrebbero essere qualità e competenze assodate, di default, una specie di “dotazione base” almeno quanto saper usare Microsoft Office.

Trovare uomini che sappiano stare al fianco di una donna senza timore, rancore e senso di inadeguatezza.
Uomini consapevoli che oggi le donne ringhiano più delle loro madri, perché il mondo ci impone di essere aggressive ed affamante se vogliamo sopravvivere tra gli squali.
Maschi che sanno però anche che restiamo esseri fragili, che chiusa la porta con il mondo esterno ci piace essere coccolate.
Cure e attenzioni che non passano di moda e che vi lasceranno fare sempre il maschio della situazione.

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