Quell’amore che i cantanti cantano

Non è mai stata rassegnazione sul tema la mia.
E’ più una specie di nuova “consapevolezza”.
Che forse non siamo tutti destinati a conoscere il vero amore, quello pieno, felice, completo, presente, sincero, ricambiato.

Ho sempre creduto che l’amore cambi e cresca al nostro passo. Che evolva assieme a noi e a quello che diventiamo.
Mi sono spesso domandata se mi sono mai innamorata sul serio e una vera risposta a questa domanda ancora non ce l’ho, perché spesso l’amore è stato sofferenza, illusione, attimi davvero troppo brevi di gioia. Gioia troppo breve ed effimera per essere “amore”.

Non ho mai creduto di poter essere una di quelle donne che sanno stare da sole.
Un po’ perché ho sempre avuto un “amore” (vero, presunto, platonico, immaginario che fosse) al mio fianco, un po’ perché mi sono sempre immaginata come una “donna di coppia”, realizzata se affiancata a qualcun altro.
Ma la vita è un campo di battaglia. Non si può prevedere la mossa seguente e vincere una battaglia non significa vincere una guerra. La vita non sempre ti sorprende regalandoti il meglio tra le tue aspettative.
Quando si intraprende il cammino da “dispari” si attraversano diverse fasi, emozioni altalenanti e contradditorie.
All’inizio è libertà, poi solitudine. Poi si inciampa sulla sensazione di fallimento, vuoto. Alla fine, come tutto nella vita del resto, arrivano momenti in cui ti senti forte, ti apprezzi, impari ad amarti e a conoscerti meglio. Trovi insomma la tua strada.
Non sono stupidaggini da manuali di auto-aiuto, le ritengo vere perché le ho provate sulla mia pelle. Non siamo tutti uguali, per cui solitamente non insisto quando ad un’amica consiglio di dedicarsi del tempo o di stare da sola per un po’. Ognuno ha i suoi tempi e le sue strade da percorrere per trovare la propria serenità.

Non sono diventata un’acida esigente asociale, anzi. Ho imparato a dare nuovo valore alle amicizie, più spazio all’ascolto e alla disponibilità verso gli altri.
Stare da soli non significa non sognare l’amore, non invaghirsi di un uomo.
A me è successo di avere il tempo per conoscere meglio cosa vuole il mio cuore, cosa probabilmente è giusto e allineato con il mio.
Questo spesso – anzi sempre – mi ha portato a dare una data di scadenza agli uomini che ho frequentato fino ad ora.
Perché impari a sentire le vibrazioni, a capire quanto una persona è allineata a te. Smetti di idealizzare, di aspettarti qualcosa dagli altri. Inizi a capire che quello di cui hai bisogno e che meriti sia una persona che vibra alle tue stesse frequenze. E che l’amore non è uno sforzo. E nemmeno un compromesso. E’ semplicemente una melodia che suona su un accordo perfetto, il tuo.

Tutto questo resta teoria, una bella teoria, fino a quando non hai la fortuna di verificarne la veridicità.
Ad avvalorare la tesi che le cose perfette succedono quando tu per primo stai in pace con te e con quello che sei, c’è sicuramente il fatto che questa teoria della vibrazione perfetta l’ho sperimentata in prima persona proprio quando mi sono sentita felice. E per felice intendo felice di me.
E sarà strano, però quando sei felice (e ognuno lo è a modo suo) lo sai. Ed è una sensazione che va oltre gli alti e bassi di una giornata o di un periodo. E’ qualcosa che ti consola, rasserena e ti conferma costantemente che… Il meglio sta per arrivare.

Questa felicità l’ho provata per la prima volta nella mia vita quando sono tornata dalla mia vacanza yoga, giuro.
La chiamo felicità, magari sbagliando, ma non so come altro esprimerla. Forse pace, serenità, pienezza. Chiamatela come volete.
Una sensazione tale appunto da andare oltre alla tristezza legata ad un lunedì, all’ansia di un periodo della mia vita pieno di scelte e svolte importanti, allo stress di una quotidianità che poco spazio lascia a sorrisi e svago.
Questa felicità va oltre a questo, fa scorrere tutto quanto come i titoli di coda di un film che leggi ma vai oltre e ti resta quel ricordo, quella soddisfazione di un bel film.

Coccolata da questa sensazione preziosa affronto le giornate, davvero rassicurata che tutto andrà come deve andare e che sicuramente c’è ancora tanto da vivere.

Ma torniamo al meglio che sta per arrivare (tutt’ora…).

“Quell’amore che i cantanti cantano. Tanto forte, potente, immenso che. Sembra esagerato e impossibile”

Senza titolo 2E così una sera capita davvero quella cosa che hai sempre raccontato alle amiche: “Quando meno te l’aspetti, un pomeriggio scenderai in strada per gettare la spazzatura… In tuta con il mollettone in testa e incontrerai il ragazzo perfetto… E guarda un po’ abita a 100 metri da te“.
E così incontri un ragazzo che ha sempre vissuto nella tua stessa piccola città, che ha la tua età, ha vissuto le tue stesse esperienze e si è divertito con tante delle persone con cui anche tu ti sei divertita.
Ma bizzarramente non vi eravate mai incrociati prima.
E poi scopri che è anche intelligente, divertente, galante, rispettoso.
Ti accorgi che è vero che “gli opposti si attraggono ma amano i propri simili” e che tutto è così semplice almeno quanto reale.

E poi scopri che, anche se per la prima volta dopo tantissimo tempo non appiccicheresti una data di scadenza sulla fronte di questa persona, è il destino che lo fa per te.
E quest’etichetta ha la forma di un biglietto aereo di sola andata per una città dall’altra parte dell’oceano con su scritta una data altrettanto importante per te…

Così decidi che non importa, che quest’occasione è più importante del tic tac di un orologio, che il tempismo si sa che non è perfetto, ma che non ha senso regalargli una vittoria se puoi sconfiggerlo con la felicità.

Il morale della favola è che esiste. “Quell’amore che i cantanti cantano” esiste e a volte è proprio dietro di te.

Il lieto fine può essere anche questo: “… e vissero felici e contenti sapendo che l’amore esiste e che l’hanno provato sulla loro pelle (anche se solo per il tempo di un’estate)”.

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