L’amore non è razionalità

“Non lo si può capire.”

Ma non lo si può nemmeno spiegare.
E ora che vorrei tanto – dopo tanto – poter cercare di raccontarvi cos’è questa cosa dell’amore … Giuro, non ne ho il coraggio.

Non ne ho il coraggio perché ho paura che poi rileggendo a voce alta tutto, mi possa rendere conto che mi sono letteralmente fottuta il cervello, che è tutto assurdo, che esiste solo nella mia testa.

Perché non saprei da che punto iniziare a spiegarvi che ho incontrato uno sguardo e che mi ha rapita.
E poi come giustifico che avevo già incontrato altri occhi nella mia vita, che sapevo dovevo conoscere, ma che mai prima avevo sentito quella sensazione per cui nel tuo cuore (e testa) senti “eccoti qua, ti ho aspettato per una vita“.

Non ho le parole per esprimere esattamente com’è che funziona, secondo la logica, questo astruso meccanismo per cui incontri una persona e sai che è un tassello imprescindibile della tua vita.
Magari non per sempre, ma per molto.
Come tentare di spiegare quella sensazione di calma, fiducia, serenità che improvvisamente ti pervade.
Che si chiami felicità? Oppure miopia? Annebbiamento? Trauma cranico?
… O forse più semplicemente amore?

LA STORIA – Come nei film. Una sera d’estate finisci tardi di lavorare, i tuoi amici (già in ferie) ti aspettano per bere una cosa assieme e ballare fino all’alba.
Cosa fattibile, nonostante il lavoro il giorno dopo, perché si sa… “A 30 anni puoi fare quello che non puoi fare mai“, anche dormire due ore e lavorare 10 ore il giorno dopo.
Quella sera però non volevo uscire, era stata una giornata pesante. Ero in pieno mood “Lana Del Rey“. Ma hanno insistito, e così li ho raggiunti.
Li ritrovo già che mi aspettano con il mio Moscow Mule, “aspettiamo ancora un paio di amici…“.
Vabbè Aspettiamo. Arrivano gli altri amici.
Più uno.
E questo? Nessuno sembra farci caso.
Solitamente quando si palesa un maschio “nuovo” nel nostro gruppo di amici, subito tentano di appiopparmelo.
Nemmeno fossi la vergine sacrificale della compagnia (in realtà solo la Zitella Acida che non la da via, ma vabbè). E invece nessuno sguardo complice nel solito meccanismo. Nessuna battuta. Ci presentano e basta.
Ricordo ancora che per stringergli la mano mi sono alzata dalla sedia. Gesto che non faccio mai. MAI. Perché tra l’altro non è prescritto dal galateo.
Non si è seduto con noi. Ma i nostri occhi non si sono persi più.
Finito l’aperitivo ci spostiamo al locale, c’è anche lui. Lo studio sorniona. Quegli occhi.
Ma soprattutto… Chi diavolo sei che non sei presente nel mio database. “Ah, è un amico di mio marito. E’ single e appena tornato da Londra. A settembre però parte per l’altra parte del mondo” mi dicono. “Ferma, non aggiungere altro. Non mi interessa sapere altro” rispondo.
E così mi sono avvicinata a Mr B., perché volevo quegli occhi.
Iniziamo a parlare, tanto. Troppo. In un posto dove non si parla per antonomasia.
Gli sguardi attorno a noi si fanno fissi e numerosi. Già, una rarità vedermi parlare con un uomo. Osservarmi soprattutto mentre ascolto e ribatto divertita. Qualcuno deve aver gridato al miracolo. All’inizio. Dopo hanno annunciato il collasso della mia tecnica “di rimorchio”.
Non abbiamo mai visto due parlare così tanto… Ma quindi?!?!
Già. Bè cosa pretendete! 4 anni che non affronto un approccio con un uomo “serio”… Potrò essere arrugginita.
E poi dai lì solo occhi e infinita serenità.
Abbiamo vissuto un mese che non si può descrivere perché le parole non disegnerebbero tutte le sfumature delle emozioni provate. Nonostante la partenza. Sua. Mia.

Abbiamo vissuto questi istanti non credendo mai che fossero gli ultimi, senza farci domande su cosa stesse accadendo e soprattuto su cosa sarebbe successo dopo il 2 settembre.
Quando entrambi avremmo preso un aereo. Lui per intercontinentale, senza ritorno.
Io per Barcellona.

Abbiamo concentrato in un mese tutto quello che normalmente le coppie normali vivono in un anno.
Perché era questo il tempo che noi avevamo.
Non ci sono stati anniversari, ma quattro settimanaversari. D’altronde… C’è chi ha una vita per stare insieme e celebrare di anno in anno. C’è chi ha 30 giorni e deve amare ogni ora trascorsa assieme.

All’inizio la felicità era legata al pensiero che la vita mi aveva fatto un bellissimo regalo. Farmi incontrare una sera d’estate (quando nemmeno dovevo uscire) un ragazzo che ha sempre abitato a pochi metri da me, con il quale condividiamo amici ed esperienze ma che non avevo mai visto prima. Un regalo perché ho sempre sostenuto che l’uomo giusto esiste e magari è sempre stato sotto al nostro naso. Questo incontro mi ha dimostrato che non ho sbagliato. Che l’attesa è comunque valsa.

Abbiamo deciso di non parlare della partenza fino al weekend prima del grande giorno, il 2 settembre. Abbiamo deciso di affrontare la cosa durante l’ultimo sprazzo di lucidità prima della gran confusione che avrebbe inondato entrambi.
Ho lasciato parlare lui. Perché nel mio cuore sapevo che due occhi così una volta nella vita li incontri.
Ma sono anche sempre stata consapevole che quegli occhi ti devono riconoscere.
E che se non è reciproco meglio lasciar andare.
Poteva esserci la possibilità che non mi avesse riconosciuta, che andandosene mi dicesse “è stato bello, ma è un momento importante per me questo. Teniamoci comunque in contatto“.

Invece i suoi occhi avevano riconosciuto i miei. E davvero il mio cuore è esploso nell’ascoltare le sue parole che sembravano esprimere i miei più intimi pensieri su noi.
Allora non sono pazza. Quello che provo può essere provato da altri. E i suoi occhi sono lo specchio dei miei.

Magari tra un mese sarà tutto finito.
Magari non ce la faremo a resistere fino a Natale.
Il sogno della FirstLady di fare la foto sulla pista di pattinaggio a Rockefeller Centre sotto l’albero di Natale forse resterà ancora un sogno per molti anni, o nei secoli dei secoli.
Però, anche se dovesse non andare, se i nervi dovessero saltare, io sono troppo grata alla vita per avermi fatto sfiorare una persona così.
Qualcuno che vibra alla mia stessa frequenza.

Mi sento stupida a cercare di spiegare questa cosa della stessa frequenza.
Però la metafora rende. Ci sono persone che ti rendono migliore, che ti fanno esprimere al meglio, che tirano fuori il meglio di te. Ed è reciproco. Ed è fantastico.
E’ stupefacente come la vicinanza di due persone che vibrano allo stesso modo crei una forza sovrumana anche se entrambi sono così diversi, persino lontani.

Incontrare Mr B. è stata la cosa più forte della mia vita.
E non lo negherò mai. Nemmeno se dovesse finire domani.

Questa è davvero una di quelle cose che racconterò a mia figlia.
E lei capirà.

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One thought on “L’amore non è razionalità

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