Tra il dire e il fare c’è di mezzo l’oceano

Management di una relazione a distanza vol. 1

Bene, è giunto il momento di darvi delle spiegazioni.
O meglio, di tentare.

Riassunto delle puntate precedenti:
Il fatto: la First Lady a quanto pare ha trovato un essere umano di sesso maschile in grado (apparentemente) di sostenere una relazione con lei.
L’antefatto: quando ormai tutti avevano perso le speranze di vedere la First Lady con un uomo al suo fianco, ecco il colpo di scena. In realtà io non avevo mai perso la speranza, solo come ben sapete, ho sempre sostenuto che “si era fatta una certa” per potermi permettere di investire (sprecare?) tempo prezioso con esemplari sottopiatti (intellettualmente parlando).
Il succo del discorso: ci conosciamo, ci piacciamo, ci frequentiamo fitto fitto per un mese. Lui parte per oltreoceano.
Il colpo di scena: decidiamo di stare insieme “no matter what”. E quando dico stare insieme non intendo una cosa tipo “ehi, sentiamoci ogni tanto… Ci vediamo quando torno. Se torno“. Intendo proprio “stare insieme” nel senso più comune del termine.

Ora non voglio annoiarvi o farvi scendere le lacrime raccontandovi le motivazioni che stanno dietro a questa decisione (reciproca) che a molti può sembrare una strada senza uscita (lecito pensarlo).
Non mi espongo su questo tema perché è personale, anzi, intimo.
E comunque dico solo che rispetto chi pensa che è una follia, così come apprezzo chi ha capito.
Preciso solo che la mia non è disperazione da zitella inacidita. Anche perché… Se la mia scelta fosse legata a questo punto, sarebbe stato più semplice sopperire a questo lanciandomi tra le braccia del primo passante piacente #einvece .

Vorrei però condividere una cosa con voi,  personale.
Perché credo possa essere d’aiuto magari ad altri che come me stanno vivendo la stessa esperienza.
E poi perché è una cosa bella e nuova anche per me.
Dopo i celeberrimi Vademecum per Maschi della First Lady, vorrei inaugurare una nuova sezione dal titolo: “Management di una relazione a distanza: teorie e tecniche per la gestione del vostro amore nel rispetto della vostra sanità mentale“.

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Lezione 1 – “Ciao, chi sei?”
Già… “Ciao Mr B., chi sei?“.
Ho sentito parlare di questa cosa delle storie a distanza. Storie anche finite bene di persone che ora sono sposate con figli. Ho vissuto ai margini di una storia a distanza (dove le distanze erano enormi): quella della mia migliore amica che ormai sta assieme al suo fidanzato da 10 anni, sono felici e sicuramente la coppia più vera (nel bene e nel male) che conosco. Ho sentito racconti sulle storie a distanza negli anni 80, negli anni 90… Anni in cui i protagonisti avrebbero pagato oro per avere Skype, FaceTime, WhatsApp, Viber, Facebook, Messenger, etc.
Questo per farvi capire che succede. A tanti, non a tutti ovvio. E che qualcuno ce la fa, non senza difficoltà ovviamente… Ma le difficoltà ci sono anche in relazioni vissute mignolo contro mignolo, per cui non è questo il punto.

Il punto è che la distanza tra noi è sopraggiunta prima ancora che finisse quella fase definita dai più “quel momento in cui tutto è bello”. Mr B. è partito dopo un mese esatto dal nostro primo incontro. Abbiamo avuto solo un mese per viverci concretamente. La cosa positiva è che lo abbiamo sempre saputo e quindi abbiamo accelerato (consapevoli e prudenti) facendo il possibile per vivere tutto quello che coppie normali affrontano in un anno… in un mese. Dormire insieme, presentazioni agli amici più cari, vacanze assieme, presentazione agli ex. E tutto questo non è stato facile. Perché solitamente c’è un tempo tecnico per tutto. Le cosiddette “fasi” di un rapporto. E’ stato come fare un corso intensivo l’uno della vita dell’altro, saltando tappe e bruciando i tempi. Ma non avevamo voglia di “lasciarci” con la sensazione di esserci persi qualcosa di noi.

Il secondo punto è questo fucking fuso orario: io dormo e lui deve ancora cenare, lui va a dormire e io mi sveglio. Nelle poche ore in cui entrambi abbiamo gli occhi aperti ci passa di mezzo la vita, gli impegni. Per cui impari a goderti gli istanti. Brevi. Preziosi.

5482533a8b432a5887d4e22c7176e18aLa nota vantaggiosa è che ci puoi vedere qualcosa di positivo in tutto questo.
Superficialmente potrei dirvi che dopo tanti anni da sola, una storia a distanza non è stata così sconvolgente come si può pensare. In questi anni ho imparato a stare da sola, ad amare i miei spazi e ad essere gelosa delle “mie cose” (che sia lo yoga o il venerdì con i maschi).
C’è da dire che Mr B. in questo è speciale, a prescindere dalla distanza, l’ha sempre capito e rispettato.
La vera cosa positiva è la possibilità che un oceano in mezzo a due persone può dare: quella di conoscersi davvero e profondamente.
Certo, a noi manca la quotidianità (con tutti annessi, connessi e sottintesi), però le lunghe telefonate, le valanghe di messaggi e di mail in qualche modo sono un buon surrogato.
Ma soprattutto, credo veramente che quando hai così poco tempo per condividere la tua vita con un’altra persona, automaticamente la relazione ci guadagna in qualità.
Il tempo è così poco che non vuoi sprecarlo, la distanza è così tanta che hai bisogno di far sentire il tuo pensiero all’altro il più che puoi, le difficoltà che entrambi attraversiamo fanno in modo che hai bisogno di condividere, sfogarti e capirti.
La consapevolezza di essere lontani, divisi da un oceano, è un alert costante nella tua mente.
Impari ad essere più calmo, meno geloso, più paziente.
Capisci che non puoi fare il broncio per le stupidaggini, perché poi non puoi sbattere le ciglia e farti abbracciare.
Impari a tue spese che la gelosia te la devi mettere via, perché se non ci credi lascia stare.

Quindi sì, bello vedersi ogni giorno, uscire i weekend, andare al cinema o mangiare la pizza sul divano.
Ma è ancora più stupendo imparare a conoscersi davvero, oltre la quotidianità, cercando di superare barriere (temporali, strutturali) e difficoltà oggettive.
Inizi a migliorarti, a controllarti, ad essere più attento verso l’altro.
La relazione diventa intima, profonda, la fiducia si consolida, si va decisamente oltre.
Impari a contare i giorni che ti separano da un abbraccio, ad apprezzare molto di più anche una semplice carezza o sguardo, perché arrivi al punto in cui ti manca anche il più stupido dei gesti.
Anche il più scontato.

Non è una cosa da tutti. Io la penso così.
Ma è un’esperienza che può dare molto.
E se sembra toglierti gioie adesso, in realtà non possiamo nemmeno immaginare quanta felicità può riservarci nel futuro.

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