Di partenze e nuovi inizi

Domenica, 3 aprile 2016 – Somewhere

E prima o poi arriva quello momento, sì quello tanto atteso.
Quello sognato, immaginato, costruito dettaglio dopo dettaglio nella nostra mente.
Tutti abbiamo un momento atteso.
Tanto atteso.

Io sono la regina del momento mai goduto.
Vivo di attese appunto, di obiettivi, di traguardi e di sogni.

L’ambizione fa parte di me, silenziosa e sempre presente.
Così come il grande difetto di non godermi il momento in cui tutto accade, si realizza, spesso si materializza anche quando è meglio di come lo immaginavamo.

Me ne sto accorgendo ora. Ora che a separarmi da uno di quei famosi traguardi tanto agognati, ci sono solamente le poche ore di una notte insonne ed un volo aereo.

Erano almeno quattro anni che sentivo qualcosa muoversi dentro di me.
Un brontolio silenzioso, tipo come quando hai fame ma in realtà sai che hai appena mangiato e non può essere realmente fame. Sentivo che c’era qualcosa che non andava, che non mi soddisfava.
Per noi perenni insoddisfatti è così. Abbiamo continuamente un brontolio e un brusio dentro. Solitamente lo leghiamo subito ad un nuovo desiderio, ad un nuovo sogno. Al next step.

In questo caso, quello che sentivo nascere lentamente, era un rumore di fondo che mi avrebbe accompagnata per un bel po’, fino a diventare  un vero e proprio disagio.

E’ stato in quel momento che ho capito che per me era giunta l’ora della svolta.
Il momento del guardarsi dentro e farsi delle domande, cosciente che le risposte sarebbero potute essere le più disparate, dolorose e soprattutto che sarebbero potute giungere da chiunque e da ovunque.

La conclusione è stata che volevo dare un senso alla mia vita assecondando quelli che erano i miei veri sentimenti, le mie vere pulsioni, le mie vere aspirazioni.
Seguire la mia strada senza tenere per forza di cose in considerazione le indicazioni stradali dei vari passanti.
Costruire un percorso su misura per me.
Lasciarmi ispirare dalle cose che mi hanno sempre spaventata, e lasciare andare le certezze.

Tutto questo mi ha portato a questa notte, domenica 3 aprile.
La mia ultima notte nella stanza che è stata il mio mondo per 31 anni.
L’ultima sera con le persone che più mi hanno amato in questa vita e alle quali sto spezzando il cuore, anche se stanno facendo di tutto per non lasciar trapelare alcun dolore. E così lascio le abitudini, la routine, le sicurezze, le certezze per dare ancora una volta credito alle ambizioni.

Entro a far parte anche io del gruppo dei traditori della patria, di quelli che “vanno a fare la bella vita” all’estero. Perché è questo che pensano, senza cattiveria, quelli che restano.
E l’ho pensato anche io ogni volta che ho augurato buon viaggio a qualcuno che ha racchiuso la sua vita in 4 valigie.

Ora che ho appena smesso di spingere una vita di ricordi e di affetti nelle mie pesanti valigie, mi sento di dire che sì, tradisco anche io la mia comfort zone per l’incerto, per il sogno, per l’ignoto. Ma oggi l’entusiasmo ha lasciato un po di spazio anche alla malinconia.

Perché per un attimo mi sono fermata a guardare il mondo (quello che sto lasciando) andare avanti senza di me. Gli amici (quelli che hanno trovato il tempo) ti festeggiano e gioiscono per te, ma il giorno dopo tutto torna a girare come sempre e sarai sostituito da un altro ingranaggio.
Ogni tanto si chiederanno come stai, ti immagineranno felice e spensierato, rosicheranno likando una foto su FB ma poi tutto scorre come sempre.
La città che ti ha cresciuto continuerà a cambiare e forse anche a diventare più noiosa, ma oggi per la prima volta l’ho trovata bellissima, calda, accogliente, casa.
A volte tornerai e sarai pieno di energia ed entusiasmo verso tutto quello che hai lasciato, mai abbastanza preparato da quanto potrai restare deluso.

Il fatto è che comunque la malinconia è solo uno spiraglio in mezzo ad un infinito entusiasmo.

Io parto fiera di avercela fatta.
Incredula davanti al fatto che si sta compiendo. Sbigottita nel pensare quanto la mia vita sia cambiata negli ultimi 12 mesi e eccitata al solo pensiero di quanto ancora deve accadere.

Ho cercato solo di dare ascolto ai battiti più profondi del mio cuore, di non essere sorda nei confronti di quello che sentivo.
La fortuna non esiste, o meglio, quello che noi spesso identifichiamo come fortuna non è altro che il nostro destino che si dimostra allineato ai nostri desideri e pensieri.

Arrivo a Barcellona con un sorriso, un sospiro di sollievo e saltellando.
Ad ogni modo inizio già a rimboccarmi le maniche e a sistemare sul comodino le cianfrusaglie più disparate che mi ricordano pezzi di cuore ora più che mai sparsi qua e la. Che siano in America, che siano dove sono cresciuta, ovunque ma sempre con me.

 

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...