Quella volta che a lasciare andare non sei stato tu

Ok. Alzo la mano e mi dichiaro colpevole.
Credo che il “let it go” sia uno dei consigli zen della Kiki piú inflazionati since 2013.
E’ colpa dello yoga. Lí devi “let go” tutto (vedi diapositiva).
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Nel dramma piú totale, quello della catastrofe, del cuore a pezzi, dell’incazzatura folle, dell’incomprensione a palle… Sí in questi momenti ho sempre sciorinato uno chichissimo “lascia andare”.
Lasciare andare nel senso che la maggior parte delle volte non ne vale la pena.
Non vale la pena stare male, scervellarsi, piangere, soffrire, arrabbiarsi.
Non fa differenza perchè non va a cambiare le cose.
Perchè spesso nonostante ci sentiamo in mezzo ad una tempesta, possiamo solo aspettare che passi.
Perchè le cose vanno come devono andare, le persone scelgono strade che non possiamo sempre controllare e… Nulla. Non ha senso stare male.
k
Il lasciare andare una persona è tra le applicazioni del Let it go che io stessa ho fatto piú fatica ad interiorizzare. E quante volte ho fallito poi!
Anche quando una storia è EVIDENTEMENTE e scientificamente dichiarata morta, perché non sta funzionando o non ha futuro, noi resistiamo. Braveheart.
La nostra è una specie di resilienza attiva masochista, che fa si che prima ci lamentiamo, poi arriviamo al punto di rottura e poi vogliamo immolarci per la causa. Resistere, ricucire, riavere indietro,…
Stimo le persone che quando arrivano al punto di rottura chiudono e stop.
Se è finita è finita. Non ha piú senso vedersi, parlarsi, far finta di essere amici.
Tra l’altro, c’è un vero e proprio tempo tecnico da rispettare dopo la rottura prima che una semplice chiaccherata non si trasformi un rebound con il passato.
Se volete che sia piú precisa: alzi la mano chi è tornata a letto con un suo Ex almeno una volta nella vita dopo averlo addirittura lasciato. SU LE MANI!!
Sul tema del Rebound dedicheró una puntata a parte, perchè se lo merita e anche Wikipedia ha una pagina sul tema (leggi qui)
Comunque, tra le varie rivisitazioni sul tema “lasciare andare”, ce ne è una che mi è tornata in mente sistemando tra i cassetti della memoria.
“… Perchè mi stai lasciando andare cosí”.
Sí, dopo una rottura, quello che spesso ci si aspetta è quello che le mamme ci dicono sempre “se ti vuole veramente ti viene a riprendere”. Boh. Io non ho memoria di grandi “recuperi” alla Pretty Woman, peró la mamma si sa, ha sempre ragione.
E’ la dicotomia perenne. Lasci, rompi, e poi arriva quel delicato momento in cui rinfacci all’altro (lasciato o accusato) di non fare nulla per recuperare te o la situazione. Questo è molto femminile.
La teoria del let it go dice che se le cose non vanno, se l’hai lasciato, basta. Non ce ne. Le persone non cambiano. E anche se dovessero fare lo sforzo, poi ricadranno nella loro natura. O dai ragazzi, esiste l’incompatibilitá eh.
Ripensando a questo “… Perchè mi stai lasciando andare cosí” mi sono fatta tenerezza da sola. Quanta ingenuitá. Mi darei delle carezzine se potessi guardarmi in quel momento. Quanto male si sta… Non serve descriverlo. Ognuno di noi lo sa. Ma bisogna essere forti. Il meglio verrá. E un vaso aggiustato che sappiamo che era rotto è peggio di una Vuitton tarocca.
Quindi la prossima volta che la Kiki della situazione (l’amica dal cuore di ghiaccio) vi dice LASCIA ANDARE, NON SPRECARE ENERGIE E GB, credetele. E’ la piú saggia… Piú saggia di quella che vi consiglia di mettervi in tiro e di mettervi sul mercato (… perché spesso è inclusa la bibita, e la ciocca vaiotta è assicurata).
Ah, mi ha lasciata andare perchè c’era un’altra al tempo.
Quindi, vedete? C’è sempre un motivo.
kkk
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