Peace and Love

Pace. Fare pace.
Da due giorni ho questa cosa in testa.
Ho pensato a una svolta mistica, una “trasformazione messianica”, un’illuminazione divina.
No, basicamente è solo una mia nuova paranoia che, a questo punto, non posso fare altro che condividere e che, come tale, non posso escludermi dallo sviscerare.

La pace è un po’ come la felicità: molti ne parlano, altri ti portano esempi, alcuni la millantano, ma alla fine nessuno veramente ti sa spiegare cos’è.
Dipende dal contesto,dicono, è un concetto relativo. Ma la realtà poi cos’è?

Non intendo “la pace nel mondo”, la mia paranoica idea di pace ora è più “pace, carote e patate“. Do you know what I mean?
Uno dei primi mantra della mia infanzia.
Ma non nel senso di fare pace per perdonare (il perdono, altro mistico concetto che meriterebbe un capitolo a parte).
Piuttosto, se vogliamo continuare con i riferimenti religiosi, io intendo più un “porgi l’altra guancia” o un moderno “lascia andare”, a seconda dell’epoca di riferimento.

Da piccola per ogni bisticcio, ogni torto, ogni capriccio, ogni innocente ripicca quello che ti suggerivano gli adulti come tuo obiettivo era arrivare al momento “pace, carote e patate”.
La famosa e pedagogica educazione alla pace. Il know-how basilare per la gestione dei conflitti appunto.
Quando arrivavi al momento “pace, carote e patate”, non per forza perdonavi davvero e non perché non lo volessi, ma perché questo è da intendersi piuttosto come un next step. In quel momento sceglievi la tregua, gestivi il conflitto, cercavi la situazione win-win (davvero?), diciamo che un po’ te la mettevi via, dai.

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Da grandi sviluppiamo il concetto di pace affiancandolo all’amore, al perdono, alla resilienza e chi più ne ha più ne metta senza dimenticare le nozioni più zen.
Ma fondamentalmente l’evoluzione di questo concetto non è altro che l’esclamazione “pace” davanti alla avversità della vita, le ingiustizie, i colpi di scena, i sipari, i libri finiti male, le serie che non hanno un vero finale. “E vabbè, ce ne faremo una ragione”.

Il concetto di pace ora è più qualcosa che ai più macchinosi può sembrare (erroneamente) rassegnazione. Sembra, ma non è. Non lo è perché in realtà implica flessibilità, adattabilità, malleabilità nei confronti delle situazioni, dei sentimenti, della vita.

E’ l’antitesi del voler sempre trovare un “perché”, della razionalizzazione forzata, il vero nemico pubblico dei problem solver. Semplicemente non serve arrovellarsi, analizzare, ipotizzare, supporre, congetturare. A volte basta solo accettare la situazione, “fare pace carote e patate” (che non sempre implica per forza e subito perdonare) e lasciare che lo stato delle cose faccia il suo corso.

Facciamo pace con noi stessi, mettiamo in modo silenzioso le scimmie nella testa, cerchiamo il nostro angolo chill-out, diamoci una tregua, firmiamo un armistizio inter nos.
Non cerchiamo per forza le condizioni del trattato. La nostra infanzia “vegetariana” ci insegna che poi tutto si sistema, si va oltre, si ricomincia a giocare con quello che ti ha staccato la testa della Barbie e a cui magari poi pure gli regali la tua merenda.

Per concludere. Peace and love.
Fate pace con voi stessi, amate voi stessi e poi tutto verrà.

(Stavo per aggiungerci un “forse”, ma anche no. Credeteci. Crediamoci.)

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