L’amore ai tempi dei “Big Date”

Soundtrack – “Semplice”, Gianni Togni

Oggi voglio inaugurare una nuova sezione, il primo di numerosi post che inseriremo sotto al capitolo “L’arte del dating 4.0: l’amore ai tempi dei Big Date”

Sí, le minoranze vanno protette e difese e, in questo momento, noi (single del 2020) siamo una minoranza.
Siamo una specie in via d’estinzione a causa del cambio climatico in corso nel panorama delle relazioni. 
Siamo una minoranza perché la maggioranza della nostra specie in questo momento – proprio mentre vi scrivo – sta montando un SOLGUL oppure sta sfogliando Vogue Sposa oppure sta googolando “avvocato divorzista” mentre aspetta il suo turno dal consulente matrimoniale.

Noi, single del 2020, siamo una minoranza in un ecosistema ostile. A differenza delle nuove generazioni con cui ci confrontiamo quotidianamente, noi non siamo nati con “l’indice swipe” (che pare sia l’evoluzione naturale del più antico pollice opponibile). 

Per noi, i primi grandi atti di coraggio amoroso sono stati degli angoli di quaderno strappati e lasciati cadere nelle tasche dei grembiuli con sopra scritto “Ti vuoi mettere con me? Si – No”.
Noi siamo stati tra gli ultimi a scrivere lettere, tra i primi a dover condensare tutto in 160 caratteri dando per la prima volta un valore economico ai nostri sentimenti (0,12€ a messaggio). 
Alla nostra generazione va il merito di essere sopravvissuta alle chiamate a casa in cui ti rispondeva il padre.
Siamo stati tra gli ultimi ad aver utilizzato una cabina telefonica e ad aver collezionato tessere telefoniche.
Noi abbiamo stretto i denti fino a quando Dio ha creato gli squillini mettendo al mondo il Nokia 3310 e, sempre noi,  siamo quelli che hanno tirato un sospiro di sollievo quando Omnitel ha pensato di regalarci amore gratis sotto forma di sms a Natale e d’estate.
Questo è il contesto in cui abbiamo forgiato le nostre skills relazionali, abbiamo conosciuto persone “nella vita vera“, abbiamo sognato partendo da un sorriso o da un’occhiata.
Noi abbiamo aspettato l’estate per poterci innamorare per il tempo di una vacanza.
Siamo tornati nello stesso posto alla stessa ora per giorni con la speranza di uno sguardo ricambiato.
Abbiamo circumnavigato il quartiere ad ogni ora del giorno consumando CD e pneumatici per poter avere traccia dei movimenti del nostro “SI” (soggetto d’interesse).
Tra di noi ci sono quelli hanno annacquato con le lacrime un pesca-lemon e vomitato nel giardino del vicino.

Poi, alla maggior parte di noi, è successo di vincere le qualificazioni e di entrare in Champions, di vivere cioè “la” storia d’amore. Quella importante, lunga, seria.
Quella situazione che per un po’ ti porta fuori dalla giungla del corteggiamento e che ti lascia più o meno nella pace dei sensi della vita di coppia. 
Sei fuori dal (tunnel-el-el-el del divertimento-ho-ho) giro ed entri di diritto nel clan degli accoppiati.
Tuffo nella realtà della vita di coppia, delle vacanze in due, delle cene e a dormire, dei progetti più o meno concreti a lungo termine, della sparizione più o meno grave o graduale dal branco.
Nonostante questo, anche durante la fase “vita di coppia” (che prima o poi affligge tutti) abbiamo assistito ad innumerevoli nuove scoperte tecnologiche che hanno modernizzato (e spesso rovinato) le nostre relazioni.
Molto spesso le nostre scoperte durante questa epoca sono state portate alla luce dal branco che ogni tanto il venerdì potevamo frequentare e che ci allietavano le serate con i loro racconti da disertori.
Un po’ come quando i conquistatori e i grandi navigatori tornavano in patria e presentavano alla regina di turno le grandi scoperte fatte nel Nuovo Mondo.
E cosí anche gli accoppiati entrano in possesso delle armi del diavolo: geolocalizzazioni, scoperta di password uguali per tutti gli account, controllo degli accessi, monitoraggio followers. Ecco che anche essere fidanzati diventa un lavoro se vuoi stare al passo con i tempi. E, soprattutto, qui è quando si scopre lo stalking: pandemia per niente rara altamente diffusa e contagiosa che affligge chiunque si addentra nel mondo delle relazioni oggi. Questo tema lo approfondiremo più avanti, giuro.


Poi succede che al momento del Golden Goal dell’amore perdi la Champions e ti risbattono nella bolgia. 
Nulla di male eh… Se non fosse che il panorama è cambiato.
La giungla nel frattempo è peggiorata, si è evoluta, si è armata. 
È diventata come una di quelle città post-apocalisse che vedi nei film: abitata da zombie, casi umani e nuove glorie che corrono più veloce di te e hanno le armi laser e la telecinesi. 
Ossia, il contesto si é evoluto cosi rapidamente che nemmeno Kurweil potrebbe spiegartelo senza farti venire mal di testa. Per intenderci, il concetto di “contesto VUCA” vale per tutti i settori, amore compreso. 
Le regole del gioco sono nuove e non ci sono manuali o dispense che possono facilitarti il recupero anni. Il Cepu per l’amore non l’hanno ancora inventato, non hanno fatto in tempo. La competizione è spietata e molto spesso alterata da filler e filtri. 
Le prede iniziano a perdere il pelo (e anche il vizio) e a prendere qualche rotondità.
Inizi a dover apprezzare il vintage e l’usato di seconda mano (che molto spesso include nel pack anche accessori vari naniformi o altre presenze infestanti chiamate “ex“).
Le armi che avevi a disposizione prima non valgono più, sono obsolete.
Non ci provare nemmeno “alla vecchia maniera“, il rischio che corri è di fare tenerezza (povero illuso).
In questa Lega nessuno ti guarda più in faccia (a meno che tu non sia uno schermo 6,1″). 
Qua non sono più i fatti quelli che contanto, figuriamoci le parole. Quello che conta adesso sono le volte in cui sei online e attivo in chat con la preda. Non è più questione di fiori e cioccolatini, quanto di like e cuoricini a profusione.
Non esiste il “ti passo a prendere alle 7” quello che vale adesso è la condivisione della location del ristorante via Whatsapp, per il resto chiama un Uber.
Non esiste più l’attesa di un bacio ma nemmeno l’irruenza di un bacio inaspettato, tutto si riduce in step, fasi, flags su liste di check da fare o requisiti da verificare.

E tu, mica vorrai stare fuori dal campionato? Ma che scherzi? Un giocatore come te, ex goleador della Champions ora finito in Prima Categoria, si deve comunque lanciare alla grande nel pazzo mondo dei “Big Date“.
Gli eliminati dalla stagione precedente ti fanno un rapido corso, un aggiornamento perché tu sappia per lo meno a che tipo di gioco stai per giocare.
Quello che ti dicono i vecchi del branco che già stanno giocando nella Lega è che i tempi sono cambiati “che Tinder è il bar degli anni ’90“, che non c’è niente di male, niente di sporco.
Una volta c’era lo scambio di sguradi al bancone del locale e, se ricambiato, magari a fine serata ci si scambiava il numero di telefono. Adesso gli sguardi sono match e se il primo minuto di chat va bene, magari ti passo il mio Instagram cosi mi vedi meglio.
Quindi incredulo li guardi e domandi: “Non è proprio cambiato nulla eh?” “No” insistono. Boh. Alla fine, ti spiegano, quella sera di tanti anni fa al locale se ci pensi un uomo si avvicinava pensando che tu fossi bella, perché ti aveva visto e fisicamente gli piaci, di sicuro mica con l’idea di sposarti. Quindi un like su un APP alla fine, dicono, che altro non sia uno “sguardo” che aspetta un altro “like” per vedere dove va a finire.
Oh, raccontata cosí quasi quasi mi autoconvinco (mah).
D’altra parte, rincarano quelli del partito Tinderista, i maniaci, gli scambisti, gli psicopatici etc. esistono anche nel mondo reale.
E vabbé.

Quindi, cari Single del 2020, riassumo: scaricatevi una APP, perché la gente pare non avere tempo oggi (soprattutto se non abiti a Cantú), gli abitanti della giungla non hanno (più) le palle per cercare un contatto visivo e il mondo non è fatto di italiani (che pare siano gli unici rimasti sulla terra che ancora oggi sanno cosa significa PROVARCI CON UNA RAGAZZA E CORTEGGIARE). 
Secondo insegnamento (dal manuale dei Big Date): non esistono diversità tra donne e uomini nella partita (l’abbiamo voluta ‘sta parità dei sessi, sì? Non fatemi commentare), cancellate la parola “strategia“, dimenticate il “gioco di ruoli” o il galateo (siamo male, lo so).
Non vi offendere se al primo “date” non paga l’uomo (rendetevi conto di dove siamo). Non siamo mica in Italia (per chi sta giocando in un campionato straniero come me) o sono finiti i tempi dei cavalieri (per chi ancora gioca in casa).
Cosí come nella vita di oggi vogliamo tutto e subito, pare che si sia accorciato anche tutto il timing nelle relazioni. Ci si scarta per una foto sbagliata (o non ritoccata abbastanza) prima ancora di sapere il nome della persona che hai davanti, un gran contrasto questo se pensiamo di quanto ci lamentiamo del fatto che viviamo in un mondo sempre più basato sull’apparenza e non sulla sostanza.


Nell’epoca dei Big Date si sparisce senza dover dare una spiegazione (ghosting) e tra tutte le sfaccettature di questo grande fenomeno questa è una di quelle che per me resta un grande mistero e quindi mi chiedo: come diavolo siamo arrivati (noi) a questo?

Perché quella del ghosting potrebbe essere una pratica socialmente accettata se i giocatori fossero tutti nuove leve nate già dotate dell’indice swipe, sto parlando delle generazioni dopo la nostra, abituate fin dalla culla a fare un swipe left alle cose che non gli piacciono cosí tanto per sentito dire. 

Noi siamo quelli della gavetta, del sacrificio, quelli della conquista e del sudore quelli che dopo aver ricevuto un “no” come risposta al famoso bigliettino di prima (“ti vuoi mettere con me“) ci riprovavano con una dedica sulla Smemo a fine anno.
La maggior parte di noi è cresciuta dando una seconda possibilitá, una spiegazione e giustificando una scelta.
Ma, allo stesso tempo, siamo gli stessi che adesso sono sia vittime che carnefici del fenomeno “ghosting“.
Agevolati dal fatto che ormai la qualità di una relazione si misura in base alle abbreviazioni che usi su Whatsapp o che la profondità di una storia si misura in base al numero di messaggi ricevuti, siamo i primi a sparire senza dare una spiegazione (alla faccia dell’integrazione intergenerazionale).
Spariamo fingendo che in tutto questo Campionato nessuno chieda o voglia impegno e dedizione.
Ma quindi, fatemi capire, che cosa stiamo cercando? Perché il concetto di fondo, sicuramente condiviso, è che nessuno di noi sta chiedendo nulla a nessuno. E questo deve essere chiaro. E per intenderci, nessuno l’ha mai chiesto neppure prima (nonostante i matrimoni nel mezzo).

Quello che ci sta sfuggendo di mano è il concetto di rispetto (dico poco eh?). Il rispetto per le persone, il loro mondo, il loro tempo, i loro sentimenti e le loro realtà.
Perché nei lontani tempi che furono si ricorreva per lo meno ad un motivo per scaricare chi non volevamo più frequentare o che alla fine non ci piaceva. Se non mi piacevi te lo dicevo. E che male c’è? Mica si puó piacere a tutti. Ok, potevano essere classiche scuse usa e getta, ma per lo meno c’era un punto. Adesso nemmeno il “non sei tu sono io” va più di moda.
Qui si sparisce e basta.
Si sparisce con la stessa facilitá con cui disinstalli una APP dal cellulare dopo pochi minuti perché ti sta sulle palle dover creare un account.
Oggi sparisci.
Puff.
Sembra quasi che le care e vecchie spiegazioni non esistano più. Ma la mamma non ve lo ha insegnato a dire ciao o grazie?

La cosa buffa è che poi pretendiamo relazioni mature, profonde, valori e sentimenti.
Mah.
A lungo andare ci dimenticheremo anche del rumore che fa il nostro cuore quando batte. Anzi, sapete cosa? Finiremo con spaventarci se ci capiterà di sentire il battito accelerato. Penseremo di essere cardiopatici.

Se per caso provi a chiedere una spiegazione (giusto per girare il coltello nella piaga) e ad una sparizione dopo un po’ reagisci con un “ciao, tutto bene?” passi pure per scema, perché il professionista del Big Date ti fa passare pure per fessa rispondendoti con un “Certo, qualche dubbio?” (e ovviamente sparisce di nuovo).
La volta dopo stai pur certa che quella domanda non la farai più.
Cancella chat e via.

Mi domandavo proprio oggi “chissà in quale girone infernale finiscono questi che spariscono alla David Copperfield” nemmeno Dante lo sa, forse semplicemente sono i “Coglioni del 2006” che si sono evoluti tecnologicamente.

Mal comune, mezzo gaudio” dice qualcuno. “Hai voluto la bicicletta? Pedala” dicono altri. 
Il fatto è che credo che per quanto possiamo raccontarci tra noi Single del 2020 che “stiamo bene cosí“, che “l’importante è amare noi stessi“, che “non dobbiamo scendere a compromessi” etc. c’è una cosa che per me è evidente: sono le relazioni con le altre persone che danno sapore alla vita.
Relazioni di qualsiasi natura o tipologia.
E se anche queste si stanno trasformando in insaporitori chimici mi viene normale chiedermi “ma dove caspita finiremo?”.
E alla fine, vi dirò la mia: gioco anche io la partita in questo nuovo campionato moderno, ma già sapete che ci credo poco.
A discapito dei miei compagni di squadra, io ancora guardo con nostalgia gli anni in cui eravamo Campioni del Mondo e spero con tutto il cuore di potervi dire prima o poi (senza fretta) che l’uomo che mi fa battere il cuore l’ho incontrato sotto casa mentre gettavo le immondizie nel bidone sbagliato una domenica mattina in pigiama con il picciotto in testa. 

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2 thoughts on “L’amore ai tempi dei “Big Date”

  1. Mamma mia, tutto vero…anche se non penso che tutti i giovani oggi siano cosi….probabilmente il “momento tinderiano” corrisponde nell’esatto momento in cui proprio una relazione seria non la cercano. Però meglio esserci: la curiosità è sempre quella: sapere quanto siamo apprezzati. Quanti like riceveremo su Instagram per rimanere sulla cresta dell’onda.
    Giovani che troppo facilmente si sentono esiliati dall’amore trovato per strada. Troppo facile buttarsi giù. Ma quanti ricordi di no, sorrisi e abbracci di saluto per non distruggere un amicizia. Era tutto più difficile per noi maschietti!
    Ma posso assicurarti che alla fine dei salmi, solo quando passa lei, il mio sguardo si blocca. Solo quando passa lei e mi parla di lavoro, potrebbe farlo per ore…
    E non è cardiopatia…

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