I text you (forever)

Avevo annunciato l’inizio di una nuova sezione, una nuova era nelle “memorie” della FirstLady.
È giunta l’ora di affrontare la realtà.
Più che di affrontarla, per lo meno portarla alla luce senza vergogna e senza remore.

Cari lettori… Se fate parte di quella maggioranza che mi legge tra una poppata e l’altra, o mentre aspetta che la cena per il maritino si scaldi o per ingannare il tempo aspettando il turno dall’avvocato divorzista, è arrivato per voi il momento di sapere come vanno le cose “là fuori nella giungla”.
Se invece siete membri del clan “sigle più che trentenni” sappiate che è suonata la sveglia. Basta nascondersi come gli appestati del Manzoni.

Carissimi tutti, prendete atto che la condizione di noi “single più che trentenni” e il contesto (giungla) in cui ci troviamo, non ci possono trasformare in reietti emarginati dalla comunità. Non stiamo facendo del male a nessuno, forse solo a noi stessi auto-giudicandoci. Perchè sì, è così.
Alzi la mano (o mi scriva una mail e ne parliamo) chi tra voi del clan “single piú che trentenni” è single-contento-soddisfatto-appagato ma soprattutto confidente nel prossimo, nel sistema, nell’era e nei millennials che lo circondano.
NO-ONE-NO-ONE-NO-ONE.

Davanti alla “maggioranza” di cui sopra (quelli delle poppate), ci mostriamo come gli indipendenti, i “per fortuna che non sono sposato“.
Ci vendiamo come quelli che non hanno legami e impegni, quelli che si vogliono bene e si rispettano, che sono single per scelta.
BULLSHIT. 
Perchè poi, quando ci ritroviamo nei nostri “incontri per single anonimi“, dopo il secondo gin tonic, la musica cambia e passiamo da un classico Vivaldi ad un incalzante pezzo alla Hans Zimmer. 
Sembriamo gli incapaci ad avere una relazione, a volte perchè “si stava meglio quando si stava peggio”, altre perchè indossiamo una corazza che nemmeno l’ultimo dei samurai.

Le dinamiche che muovono il contesto in cui noi del clan ci ritroviamo a sguazzare sono a dir poco bizzarre.
Abbiamo accennato al fenomeno ghosting e adesso è tempo di trattare il tema Textationship. Cito testualmente “a relationship with a person that texts you all the time but never makes an effort to see you”.


Una rapida analisi per punti:
1. Non esistono precedenti storici da prendere seriamente come esempio per poter definire il livello di gravitá della situazione in cui ci troviamo parlando di textationship.
2. È una malattia dei nostri tempi senza ombra di dubbio.
3. È l’arma degli annoiati e dei narcisiti (spesso chiamati anche “leoni da tastiera”).

All’inizio sembra una situazione innocua, forse perché la maggior parte di noi novellini del clan ci si ritrova in seguito ad una prima forma di contatto con l’altro già di per sé innovativa.
Le prime volte non ci fai caso, non te ne rendi conto.
Poi scopri che questo tipo di comportamento (che chissà tu stesso hai inconsapevolmente assunto alcune volte) è patologico.
Prima di essere un male del mondo in cui viviamo, la Textationship è un qualcosa che nascondiamo sotto mentite spoglie, una situazione che ignoriamo e non descriviamo per quello che è perché di per sé nasce da un qualcosa che tuttavia NESSUNO DI NOI riesce ancora ad accettare o conoscere completamente (l’amore ai tempi del Big Date).

Ad un certo punto, i vecchi del clan ti fanno notare che quella “cosa” che stai vivendo (relazione, amicizia, trombamicizia) non va da nessuna parte.
Lo affermano con sicurezza scorrendo con occhio critico ed esperto la  vostra chat tra uno screenshot e l’altro.
Te lo dicono perche loro sono i saggi della tribú.
Loro, prima di te, hanno assaporato la maggior parte delle dinamiche tipiche del momento storico e sociale che stiamo vivendo. 
Hanno preso parte già da tempo alla “rivoluzione tecnologica dell’amore” iscrivendosi ad esempio a una delle varie APP (non per cercare per forza sesso ma magari davvero solo per conoscere persone).

La prima volta in cui ci ritroviamo funziona più o meno cosí:


Novellino: “Non capisco, ci scriviamo tantissimo. Tutto il giorno. Mi manda foto, la sera per la buonanotte mi manda sempre un vocale dolcissimo. Ormai sono passati 10 giorni dal nostro ultimo appuntamento. Non capisco. Eppure mi aveva detto che la prossima volta saremo andati a cena in quel ristorante fichissimo. Continua a scrivere, carino come sempre… Ma non concretizza”.
E il saggio ti risponde: “Ma tu gli hai detto esplicitamente che lo vuoi vedere?”
“Certo. Insomma, continuo a rispondergli. Ieri gli ho mandato una foto di me in spiaggia. Stamattina gli ho scritto io quando ho visto che non mi aveva mandato il buongiorno e mi ha risposto subito”.
E qua la diagnosi del saggio “Tesoro, questa storia non va da nessuna parte. Sì, sicuramente gli piaci, alla fine sei una bella ragazza, brillante, divertente. E infatti continua a scriverti. Ma non ti sta chiedendo di vederti, questo è il punto”.
Diagnosi: Textationship, per lui è solo testo.

Già in tempi non sospetti vi avevo accennato una grande verità, troppe volte presa sotto gambe: i maschi sono esseri semplici, siamo noi donne quelle complesse (ndr: complesse, non complicate).
Un uomo dice A quando vuole A, siamo noi quelle che utilizziamo i condizionali e i congiuntivi e per dire che vogliamo A finiamo con l’affermare che chissà B andrebbe bene, C è comunque una valida possibilità (e di A nemmeno un cenno).
È la nostra natura. Questa è una verità assoluta che non dobbiamo mai dimenticare.
Questo perché, per farla breve come la spiegherebbe un uomo, se un essere di sesso maschile ti vuole vedere, ti vede (punto).
Se vuole venire a letto con te, stai pur certa amica che si ricorderà benissimo di quella volta in cui gli parlasti del ristorante blabla. Se un uomo vuole una cosa, se la prende.

I novizi del Big Date vittime del texting  prolungato che si trasforma in una textationship, lo giustificano camuffandolo come un “modo moderno e al passo con i tempi per conoscere una persona”, giustificando il falso mito che “le persone oggi non hanno tempo”.
Non ce ne accorgiamo per le stesse ragioni per cui spesso all’inizio di una relazione giustifichiamo comportamenti o atteggiamenti che non ci piacciono (questo tema merita un post a parte, ma sono sicura che avete capito cosa intendo).
Fattore tempo. Relativamente al fatto che oggi le persone non hanno tempo per chiamare, bere un caffè o mangiare un panino….: il tempo chissà, magari non ce lo avevano i nostri bisnonni che seguivano i dettami della rotazione agraria. Il tempo a volte non ce lo avevano i nostri genitori a causa del boom dell’economia e dei doppi turni in fabbrica che dovevano fare.
Oggi, secondo me, l’unica cosa che noi non abbiamo non è il tempo.
Quello che non abbiamo (o che abbiamo perso in questi anni) è il pragmatismo e la concretezza. Di tempo chissà, in realtà, ne abbiamo guadagnato.
Il problema, quando ci imbarchiamo in una di queste situazioni che mancano di azione, è che le giustifichiamo continuamente e poi ci facciamo mille domande quando ci rendiamo conto che non stiamo andando a parare da nessuna parte o, addirittura, incagliamo in una situazione di ghosting (sparizione probabilmente causata da un “interesse di forza maggiore”).

Perché ci sono casi umani che si perdono in mille messaggi, tanta fuffa e pochi fatti?
Prima di tutto “La veritá è che non gli piaci abbastanza” è un’altra dolorosa constatazione che spesso ci dimentichiamo di prendere in considerazione.
Tatuiamocela questa frase.
Poi ok, possiamo valutare casistiche intermedie per evitare ferite all’orgoglio troppo profonde.
Ad ogni modo, pensateci.
Perché probabilmente anche voi siete stati i carnefici di una textationship magari prima ancora di essere stati vittime.
Domandatevi perché.

P.S. : “I text you”
La solitudine non è più “questo silenzio dentro me” – Siamo sempre più in contatto (telematico) con persone, ma quello che in realtà aumenta è la solitudine, dettata dalla mancanza sempre più provata di relazioni vere. Relazioni nella vita reale. Aprite il vostro Whatsapp, date un’occhiata alle chat: gruppi per qualsiasi cosa, chat di gente che non vedete da mesi. A che posto sta la chat con l’amico di sempre, quello che avete visto per l’aperitivo del sabato la scorsa settimana? Fatevi un due domande se sta più sotto della decima posizione.
La solitudine è l’autentico spauracchio questa epoca che cerchiamo di ovattare nascondendoci dietro ad una foto sorridente su Instagram o un paio di messaggi su WhatsApp.
Lo stare soli è una condizione complessa che noi single viviamo.
Condizione non voluta ma poi gelosamente protetta sotto forma di indipendenza, spazi e autonomia.
Peró, siamo sinceri, il confine tra tranquillità emotiva e paura di stare soli è sottile.
Torniamo a noi. Sempre citando la Pausini “distanze enormi sembrano dividerci”: che cagata. “Chissà se tu mi penserai” se ti pensasse come intendeva Laura, adesso Marco starebbe prenotando un tavolo per due.
La moda del feedback – Lavoro in HR, non c’è niente di più trendy che sta cosa del feedback, non trovate?
A tratti sfocia addirittura in un malvagio “parere non richiesto“, perché il “feedback è importante“.
Ma chi te lo ha chiesto, a parte il tuo ego?
Ovviamente c’è un minimo di interesse reciproco in questo tipo di relazioni. Perché, va bene tutto, ma stare lì a chattare è tempo e sforzo.
Però, la maggior parte delle volte quello che vogliamo non è solo compagnia (punto solitudine) è anche un po’ quella specie di “corteggiamento”, quelle attenzioni che molte volte oggi mancano per lo stesso motivo per cui mancano relazioni reali con in gioco sentimenti veri.
Corteggiamento tra virgolette, perché il corteggiamento è un’altra cosa ed assume altre sembianze quando è degno di essere chiamato come tale proprio perché alla base c’è una persona con dei sentimenti che si mette in gioco.
Qua non parliamo di corteggiamento, non ci sono sentimenti.
O per lo meno, non da entrambe le parti.
Dammi il tuo amore, non chiedermi niente, dimmi che hai bisogno di me – Appunto, non da entrambe le parti. Perché noi donne, esseri complessi, traduciamo comportamenti esternati attraverso un codice linguistico diverso dal nostro (in questo caso “diretto” come quello maschile) con il nostro codice linguistico (indiretto, controverso e condizionale).
Cerchiamo di leggere il codice binario come se fosse un geroglifico egizio. Pensiamo che dietro tutto quell’investimento a livello di tempo e di parole ci sia un equivalente a livello di interesse.
Nella maggior parte dei casi non si tratta di una proporzione diretta.
Più cresce la chat, più il nostro cervello femminile produce endorfine che ci allontanano dalla verità: gli uomini sono fisici, non poeti, hanno bisogno di pelle non di parole. Se si esprimono a parole stanno sprecando centimetri di pelle.

La prima volta ci caschi.
Ma dalla seconda volta in poi non ci sono giustificazioni che tengano.
Ci tieni veramente? Vuoi sbatterci la testa? Prova a parlare la loro lingua e in maniera diretta chiedere “ci vediamo?”.
L’esperienza mi dice che anche se alla fine ti diranno di sì e ti daranno disponibilità per un caffè da lì a 10 giorni (e tu sarai felice pensando che hanno trovato del tempo per te), poi arriverà l’aiuto dal cielo che fará in modo che durante quei giorni di attesa che ti separano dal tanto sospirato appuntamento, tu per caso lo veda con un’altra (la pallottola schivata). 

La morale?
Il tempo il “tuo lui” ce l’ha sempre avuto, cosí come la capacitá di organizzare un appuntamento dall’oggi al domani.
Semplicemente non gli piaci abbastanza (però sei simpatica e fa piacere leggerti sulla tazza del water).

Ah, per la cronaca, e chi lo vuole un tante parole e pochi fatti? Ciao proprio.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.