Ode alle pallottole schivate

Soundtrack – Don’t dream it’s over, Crowded House

A volte ci sono conversazioni con perfetti sconosciuti che ci illuminano più del celeberrimo fulmine a ciel sereno, vi è mai capitato? A me sì, più di una volta. Così come a volte ci ritroviamo a filosofeggiare, solitamente sorseggiando l’ennesimo cocktail, con gli amici di sempre e ci ritroviamo a trarre conclusioni “aspettate” e mai raggiunte per tanto, troppo tempo.

Questa storia “brillante” nasce dal primo dei due casi, una conversazione con uno sconosciuto. E chissá perché alle persone con cui non abbiamo poi così tanta confidenza ci risulta più semplice che con gli amici più fidati spogliarci o aprire cassetti della nostra vita in modo disinibito. Sará l’assenza della paura di essere giudicati, fraintesi, sarà che con chi non sa nulla di te alla fine riesci anche ad essere meno pudico, sta di fatto che succede, che mi è successo.

E il tutto è nato da una domanda di quelle che ti fanno “alzare” gli occhi al cielo, con la stessa stizza con cui a Natale respiri profondamente quando lo zio o la nonna di turno ti chiedono “e il moroso”?.
Dal nulla e da uno sconosciuto ieri è arrivata la classica domanda tabú, quella domanda che solitamente non fai quando sei nella fase “conoscitiva” di un nuovo essere umano, perché appunto ti mette a nudo, rivela per direttissima tutte le cadute e le storte che hai preso nella tua vita.
La legge della giungla in cui viviamo noi single “per scelta” più che trentenni parla chiaro su questa domanda e su altre sui generis: chiedi quanto sei alto, non chiedere perché sei single o cosa stai cercando.

Be’, l’ignoto sconosciuto ha sfidato il sistema e mi ha fatto la domanda “come mai una ragazza come te è sola?”. Il primo pensiero (in difensiva) è stato: “con questo come te cosa mai vorrà sottintendere? Non basto gia io a giudicarmi e a sentirmi in difetto nei confronti della vita? Ci mancava pure questo adesso”.
Mentre formulavo questi pensieri, mi è sorto il dubbio “vediamo, come gli rispondo? Veritá, bugia, paranoia, riassunto delle pallottole schivate e prese o riassunto della conclusione raggiunta dopo anni di analisi e aperitivi con le amiche?”.
Ho provato a imbattermi nella strada della trasparenza, in virtú della legge secondo cui meglio vendersi per come si è, pane al pane e vino al vino. Quindi l’elaborazione mentale in questo caso si è concentrata solo nel formulare una risposta intelligibile, chiara, diretta.
Una risposta peró che porta in se anche una bella parte del lavoro che ho fatto su di me negli ultimi anni, quindi nel momento in cui la traducevo in un messaggio ero anche consapevole che c’era un’alta probabilitá che l’individuo dall’altra parte non capisse proprio a cosa stavo facendo riferimento.
Ho rischiato, alla fine, se non rischi non rosichi e da qualche punto deve pur iniziare la conoscenza di uno sconosciuto. Condividere alcuni valori e visioni della vita, così come parlare la stessa lingua, è già un inizio.

“Credo che la risposta sia che non mi sono voluta abbastanza bene”. Capite perché alla fine questa è stata una risposta sincera, obbiettiva ma allo stesso tempo filtro? Devi aver capito determinate cose nella vita, anche magari solo dal punto di vista teorico, per poter capire quello che ho cercato di trasmettere riassumendo in una frase la morale della mia vita.

L’essere sconosciuto improvvisamente diventa un po’ piu conosciuto quando risponde “quindi significa che adesso le cose sono cambiate o stanno cambiando?”. Bella risposta, hai capito dove stavo andando a parare e chissà hai cosi trovato risposta alla tua domanda Sconosciuto. Sí, sono nel mezzo del processo di nostra vita, direbbe il Dante del 2020 rinchiuso da un mese senza la sua Beatrice. Diciamo che la teoria l’ho pigliata e mi sto esercitando, sola.

Sconosciuto peró non solo aveva appena sganciato il fulmine a ciel sereno ma si stava preparando per il tuono, quello che arriva pochi secondi dopo e ti fa traballare il cuore. Rincalzo e gli ribalto la domanda, recuperando una sua ammissione di poco prima in cui mi confessava che il suo piú grande difetto è la paura di impegnarsi (ndr: quanti di voi avrebbero giá chiuso baracche e burattini di una conoscenza davanti ad una bomba del genere??). Io ho lasciato il beneficio del dubbio, che sia chiaro non ho attivato nessuna classica modalitá “ti cambieró”, sono solo restata nel presente. La mia domanda è stata quindi “Perció tu perché sei solo, a parte la tua paura ad impegnarti”. Risposta formulata in due tranche, perché il nostro Sconosciuto è sincero ma anche concentrato sull’obiettivo “Credo sia per quello…”. Pausa. “… e perché non ho mai trovato la persona giusta”. professionista vero? Ma continuiamo a restare nel presente, e infatti il colpo di scena arriva e ci porta al post di oggi (che gli dedichiamo).

Traggo le mie conclusioni e con la mia armatura di ironia, gli sfodero un po’ di psicologia zen spicciola affermando “Be, in fondo magari è la vita che a modo suo ci sta facendo schivare pallottole, no?”.
La sua paura di impegnarsi chissà da quanti casi umani lo avrá salvato, così come il mio mio amor proprio a sprazzi, nei momenti in cui rinsaviva mi ha decisamente salvato da bombe belle potenti.
Capito il senso? Chiamatelo karma, vita, sesto senso, culo, destino… Peró anche le paure a volte ti salvano la vita.

“Credo non sia stata la vita a salvarti da quelle pallottole, ma te stessa”. Boom. Sconosciuto improvvisamente ha catturato la mia attenzione. Grandissima deduzione. E se quelle che noi definiamo paure, difetti, difese alla fine non siano niente di diverso che il nostro io piú vero che ci tira per la maglietta e ci fa schivare le famose pallottole?

Non ho potuto non pensare che alla fine di tutto, molto spesso la conclusione che traiamo è che se solo ci ascoltassimo di più, se fossimo più coerenti con noi stessi, se ci rispettassimo e fidassimo di più di noi a livello profondo, tante situazioni, delusioni, dolori ci verrebbero risparmiati. Se solo sapessimo stare di piu nel nostro presente, quanta autenticitá ci potremmo guadagnare? E una volta che abbiamo preso confidenza con quell’autenticitá come potremmo evitare di attrarre nella nostra vita persone e relazioni autentiche e schivare casi umani?

Sconosciuto aveva appena fatto fare un salto da non sottovalutare alla mia psicologia zen spicciola.

Piu in la del classico e masticato, attiriamo quello che vibriamo, qua si parla di avere il coraggio di essere allineati con se stessi e credetemi, nemmeno i convintoni lo sono poi cosi tanto se messi alle strette o gettati nel ring della vita reale.

Restiamo nel presente, e accettiamo che non è vita, karma o destino, siamo semplicemente noi, piú o meno coscienti.

A JJ, senza impegno.

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