Passato prossimo di amare

“It isn’t what you did in the past that will affect the present. It’s what you do in the present that will redeem the past and thereby change the future.”
― Paulo Coelho

Ho copia-incollato questa brillante citazione bella grande all’inizio di tutto per evitare di dimenticarla.
Facciamo finta che sia il nostro “nord” e che, a prescindere da dove ci porterá questo post, il nostro obiettivo è “non perdere la bussola”.

Prima di iniziare questo post, sono tornata indietro a leggere un mio vecchio articolo (parliamo del novembre 2015) perché ricordavo di aver giá farfugliato qualcosa in merito al passato… Avevo già scritto in merito agli Ex-Files, adoro questo termine, mi dico brava da sola per il guizzo creativo.
La veritá è che ricordavo di aver giá scritto qualcosa al riguardo, ma mi sono sorpresa del contenuto. Pare che già all’epoca fossi saggia ed avessi ampliamente sviscerato saviezza in merito. A questo punto mi sorge il dubbio di non aver fatto poi così tanti progressi in 5 anni se mi ritrovo punto a capo qui con voi a risollevare la questione (o parte della questione). E’ sempre la stessa storia, in teoria siamo bravi, nella pratica un disastro. Pensiamo di aver imparato qualcosa a furia di botte nei denti e poi ci ritroviamo davanti agli stessi dilemmi arrugginiti.
Facciamo cosi, lasciamo il beneficio del dubbio che questo post possa comunque dimostrare un passetto avanti rispetto alla mia posizione del novembre 2015. Attendo commenti sul confronto e sull’evoluzione del “FirstLady pensiero”.

Prendiamola alla larga questa volta e riprendiamo in mano il saggio Paulo che ci millanta la sua veritá su Passato, Presente e Futuro: “Non è quello che hai fatto nella tua vita passata a influenzare il presente, ma è ciò che fai nel presente che redimerà il passato e logicamente cambierà il futuro.“
Ok, opinabile come tutto nella vita, ma basicamente ci possiamo trovare d’accordo con lui (?). Il dubbio che mi sorge subito dopo è: ma quindi, quando diciamo che siamo il risultato del nostro passato e che lo dobbiamo intendere come un insieme di esperienze che formano quello che siamo oggi,sbagliamo? Non siamo il risultato delle nostre esperienze passate?
E anche qui, Paulo pare ne sappia qualcosa e ci dice: „Impariamo nel passato, ma non siamo il risultato di quell’apprendimento. Soffriamo nel passato, amiamo nel passato, piangiamo e sorridiamo nel passato. Ma, nel presente, quelle esperienze sono inutilizzabili. Il presente ha le sue sfide, il suo bene e il suo male. È sbagliato incolpare o ringraziare il passato per ciò che accade ora.“
Ok Paulo, mi stai dicendo che non abbiamo capito una mazza insomma. Tutte le ore passate a ripetersi come mantra che le esperienze, nel bene e nel male, ci servono per imparare e per essere persone migliori pare siano cazzate.
E’ questo che ci stai dicendo, Paulo? Il presente ha le sue sfide e noi non possiamo attingere dagli insegnamenti del passato perché non si possono contestualizzare nel presente? Perché siamo diversi? Perché le variabili sono cambiate? Non possiamo “ringraziare” il passato per quello che siamo ora? Che mal di testa.

Allora, facciamo ordine. Che una chiave per la serentiá e la “felicitá” sia vivere il momento presente credo lo abbiamo capito.
Cioè, ce lo stanno dicendo in tutti i modi.
Che le situazioni che si propongono nel “qui ed ora”, per quanto simili a situazioni già vissute nel passato, siano differenti per contesto e per variabili, anche questo è un punto che (credo) abbiamo interiorizzato.
Ma il mio dubbio resta sull’impossibilitá (a quanto pare) di attingere alle lezioni del passato per interpretare il presente, per agire nel presente. Paulo, posso mandarti un audio rapido? Qualcuno ha il suo numero di telefono?

Io per prima vi ho fatto “‘na capa tanta” sulle esperienze del passato dalle quali dobbiamo imparare, sulle esperienze che nel bene o nel male ci hanno portato ad essere le persone che siamo oggi, sul vissuto che ci ha portato al “qui ed ora”. Mi sono spinta oltre molte volte addirittura affermando che è questo risultato che ci permette poi di riscattare il nostro presente, proprio perché coscienti e più consapevoli dopo tanto passato.

Il contesto – Immaginiamo due persone sconosciute che si conoscono nel presente, nel “qui ed ora”. Una storia come tante, vero? A chi non è capitato. Entrambi sono esseri viventi con un passato, presente e futuro. Immaginiamo che incontrandosi nel “qui ed ora” cerchino di “connettere” in virtú anche di un’ipotetica possibilità di un futuro (semplice). Conoscendosi nel “qui ed ora” è evidente, almeno per me, che siamo davanti al momento presente. Non è per questo che le persone si conoscono e si scoprono? Il fine ultimo non è solitamente condividere il presente strizzando l’occhio al futuro (a prescindere del tipo di relazione che nascerá)?
I due sconosciuti, dicevamo, si conoscono nel presente, ed entrambi hanno un passato. Che Paulo sia con noi o meno in questo, mi sento di affermare che i due sconosciuti si conoscono nel presente e sono il risultato anche del loro passato che li ha portati qui in questo momento l’uno davanti all’altra. Mi spingo ancora un po’ piú in lá e dico: che non sia proprio il passato e le sue lezioni ad averli fatti arrivare entrambi in questo “qui ed ora”? Non mi sento di affermare il contrario, perché credo di esserne davvero convinta.

Quello che sí crea il vero dilemma è quanto dobbiamo sapere di questo passato nel qui ed ora per porre le basi ad un “futuro anteriore” (per chi avesse difficoltá con i tempi e modi verbali dell’italiano, qui un veloce ripasso ).
Cioè, nella migliore delle ipotesi, pare che dobbiamo accettare il passato. Accettare quel passato che ci ha portati così come siamo ora nel presente, senza dover per forza dare credito a questo passato in quanto è “andato”, e a noi quello che ci resta è il risultato ad oggi. Risultato, tra l’altro, attorniato da condizioni nuove e diverse rispetto a quelle in cui è nato.
E’ davvero cosí? E’ davvero superfluo cercare di contestualizzare quello che siamo nel “qui ed ora” ripercorrendo tutta la strada che ci porta alla fonte? Non ci deve davvero interessare?

C’è un momento in cui pare sia più facile essere “followers” di questa teoria. Azzarderei che è semplice attenersi a questa teoria in una prima fase, poi peró arriva la paura. Cara amica la paura, questa sì che non ci abbandona mai, alla faccia della primordiale “paura dell’abbandono”. Sembra uno scherzo o un bel claim: “Hai paura di essere abbandonato? Non ti preoccupare, la paura non ti abbandona mai”.
Passata una prima fase, quella in cui siamo più lucidi e forti, arriva una seconda fase. I dubbi ci attanagliano e sono come il diavoletto seduto sulla tua spalla che ti dice “ma forse devi sapere, forse devi scoprire, forse cosí puoi capire”. Tutto questo arriva proprio fino a quando ieri l’angioletto diceva “nel qui ed ora, ecco dove devi stare. Il passato non ha effetti nascosti sul presente, perché le vere conseguenze le stai già vedendo e vivendo”.
Torniamo peró ai due sconosciuti che poco a poco diventano un po’ più conosciuti.
Davvero vogliamo accontentarci del risultato delle esperienze di una vita e non mettere il naso nelle dinamiche, nel contesto che fu, nel come andó e nel cosa accadde veramente? Non lo so.
Durante un dibattito tra “cervelli amici” ci siamo confrontati sul tema. Partendo dal fatto che diamo per superato che qui non si parla di gelosia retroattiva o di sofferenza provocata da passati rivelati (vedi post del 2015) in quanto diamo per scontato di aver superato questo capitolo del Grande Libro de Drammi della Vita, il punto che si dibatteva è che spesso non possiamo accontentarci del risultato che ci ha portato al “qui ed ora”, a volte ci servono dettagli (contesto?) per capire la dinamica, magari anche per prevedere il futuro.
Attenzione: ho volutamente scritto “per prevedere il futuro” quasi come per sottolineare i nostri poteri da chiaroveggenti, perché secondo me qua ci potrebbe essere una chiave interpretativa di tutta la questione molto evidente.

Interpretazione 1 – Pur essendo consapevoli che non siamo dei maghi visionari in grado di prevedere il futuro, posso capire chi sostiene questa teoria in quanto, pur consapevoli che il passato resta nel passato e che noi viviamo nel presente, avere maggiori delucidazioni sulle nostre esperienze passate è un modo perché due sconosciuti diventino più conosciuti. E’ un qualcosa che si puó chiamare anche condivisione, sempre e quando venga accettata senza giudizio, senza rancore, senza sofferenza. Con la consapevolezza che il passato resta nel passato, che i suoi effetti si vedono nel presente, ma che sono decontestualizzati. Tra l’altro, i supporter della teoria numero 1 affermano che una maggiore conoscenza di determinate esperienze e conseguenti dinamiche permette appunto un forecast leggermente più accurato sui futuri andamenti o ci permetterebbe di stabilire una matrice di comportamento che si potrebbe ripetere nel futuro qualora alcune delle variabili determinanti del passato si ripresentino nel futuro, sempre tenendo in considerazione diversi coeficienti di variabilitá, indicatori di dispersione e un importante margine di errore (usiamo il condizionale come se non ci fosse un domani). Restiamo quindi un po’ nell’empirico. Tra predizione del futuro e statistica.

Interpretazione 2 – D’accordo o meno sull’essere o non essere il risultato del nostro passato, l’unica certezza evidente è il nostro presente, ossia il momento che stiamo vivendo durante il quale agiamo, pensiamo, parliamo, respiriamo, ci comportiamo. Tutto quello che ci ha portato ad essere quello che siamo ora non ha importanza rilevante, fino a quando siamo fedeli e coerenti al “qui ed ora”. Capire il passato per prevedere il futuro, di per sé è uno sbaglio proprio perché non lascia spazio al presente. Il futuro sará presente e, quando arriverá, si vivrá. I sostenitori della teoria 2 dicono praticamente che non ci interessano i dettagli del passato, perché quello ci interessa e ci coinvolge in prima persona è qui in carne ed ossa davanti a noi adesso, nel presente.

La mia interpretazione – Posso dare ragione ad entrambe le teorie, entrambe hanno un senso, un fondo logico e una ragione d’essere.
Non è per essere quella che non si schiera mai, anzi, già si sa che sono una partitaria del bianco o nero, peró questa volta io rilancio con un politically correct “la veritá sta nel mezzo”.
I dettagli del passato diventano “ascoltabili” quando davvero siamo consapevoli che come “ascoltatori” di tali dettagli non ne resteremo toccati (anche perché diciamocelo, non ci coinvolgono e non ci riguardano. Non c’eravamo).
Questo può sembrare scontato, ma per me resta una di quelle veritá rivelate, una di quelle teorie che tutti siamo bravi a padroneggiare a livello di parole ma che poi al momento dei fatti, della pratica smette di essere cosí, molte volte. A causa di quella paura lá di cui abbiamo parlato prima. Posso essere d’accordo sul fatto che sapere il passato di una persona ci puó aiutare a completare il puzzle, ci puó aiutare a capire il perché di quello che vediamo e viviamo nel qui ed ora. Posso anche dare ragione, sempre restando nella teoria 1, che conoscere il passato ci può aiutare ad arricchire di dettagli la proiezione della nostra personale immagine del futuro. Ma poi mi viene da dare ragione ai fan della teoria 2, per cui il momento della proiezione futura è un semplice esercizio mentale che ci fa sprecare energie perché é dimostrato che non possiamo prevedere il futuro. Che quello che ci importa é il presente, che soffermarci nei dettagli del passato ipotizzando il futuro ci toglie dal presente e ci sconcentra dai dettagli del qui ed ora, spesso molto piú brillanti dei dettagli del “fu”, dettagli che danno un senso al presente.

Ho pensato a me per avere maggiore chiarezza. Ho pensato “se fossi io uno dei due sconosciuti, se fosse del mio passato-presente-futuro che stiamo parlando, quanto davvero sarebbero importanti i dettagli e le dinamiche dell'”è stato” in confronto a ció che “è” ora?“. La risposta è che non hanno importanza. Perché tutto quello che c’è da sapere è qui, adesso. Spiegare le ragioni del perché siamo in un certo modo oggi, consapevoli che siamo il risultato di 35 anni di esperienze varie, perde senso. Perché per quanto l’altra persona possa essere ancorata al qui ed ora, la mente umana è un’entitá leggera e veloce, che si muove nello spazio e nel tempo come una particella impazzita. Siamo dei giudici imparziali senza laurea. La pratica abbandona la teoria piú veloce della luce e i nostri neuroni si accendono senza che nemmeno ce ne rendiamo conto e iniziano a montare storie contornate dalla nostra personale visione e dalle nostre personali esperienze, senza contesto, senza la verità vera della persona che stiamo ascoltando. Io posso raccontare i dettagli delle mie esperienze, ma questi genereranno immagini libere nella mente dell’altra persona secondo le sue proprie esperienze (e paure) e perderemo molto probabilmente la veritá del presente perché annebbiata dagli scheletri (che a noi ci piace tanto vedere) del passato.

Il passato prossimo di amare – A conferma della teoria 2 ci viene in soccorso l’amore, come sempre. Ogni volta che diciamo “ti amo” ad una persona, lo diciamo nel “qui ed ora”, consapevoli che non è la prima volta, sapendo che non è la prima persona alla quale glielo diciamo. ma quel “ti amo” ha un significato presente, diverso dal significato passato. E’ frutto anche del passato, ma si è generato in condizioni e seguendo variabili diverse. E’ la stessa frase, ripetuta a persone diverse in momenti diversi, se dovessimo ancorarci ai dettagli del passato perderebbe magia e smalto. Se fosse cosí, dovremmo ogni volta esprimere i nostri sentimenti con parole diverse perché, come amiamo ora, non è come amavamo ieri. E ci interessa davvero sapere i dettagli nascosti dietro ad un “io amavo” quando davanti a noi abbiamo un “io amo”?.

La conclusione – Dando ragione ad entrambe le parti, credo ci sia la probabilitá che arrivi un momento in cui tra ex-sconosciuti ci si racconta la storia della propria vita, in cui ci si apre e si leggono ad alta voce i capitoli piú difficili, piú intimi, quelli che lasciano solitamente al lettore amplio margine di interpretazione, quelli che ti fanno “sognare”, nel bene o nel male. Ma è molto probabile che questo momento debba arrivare quando le barriere del giudizio e delle conclusioni affrettate sono abbassate, quando davvero siamo così immersi nel presente che quasi amiamo il passato di una persona, ne siamo grati, perchè è questo passato che ci ha regalato la meraviglia che abbiamo di fronte.

Soundtrack “Someone you loved”, Lewis Capaldi

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